Circa cinque milioni di euro. Questo il valore complessivo del sequestro a Pomezia effettuato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, su disposizione della Legione Carabinieri Lazio – Comando Provinciale di Roma. Un’operazione condotta nell’ambito di una misura di prevenzione ai sensi della normativa antimafia. Al centro del sequestro di beni a Pomezia, un imprenditore del territorio ritenuto “socialmente pericoloso” dal Tribunale di Roma, Sezione Misure di Prevenzione, su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia. Non una condanna, dunque, ma un intervento preventivo, con contraddittorio ancora da celebrare.
Operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma: con il sequestro a Pomezia congelati conti, beni e una villa di lusso riconducibili a un imprenditore locale
Tutto nasce da accertamenti patrimoniali e finanziari mirati. I Carabinieri hanno ricostruito quello che negli atti viene definito il profilo e la carriera criminale del proposto, individuando un patrimonio che, secondo l’accusa, non si concilierebbe con il reddito dichiarato dall’imprenditore.
Il quadro indiziario si fonda su procedimenti penali risalenti al 1986, conclusi con condanne o con prescrizione. Associazione per delinquere. Truffa ai danni dello Stato. Sottrazione al pagamento delle imposte. Occultamento di documentazione contabile. Violazione della legge sugli stupefacenti. Insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta.

Il ruolo delle società “cartiera”
La pericolosità sociale contestata all’imprenditore si concentrerebbe, non solo ma soprattutto, nei reati societari. Il meccanismo ricostruito dagli investigatori passa attraverso società cosiddette “cartiere”, intestate a soggetti fiduciari — uno schema tipico per occultare la reale disponibilità economica dietro prestanome. Parallelamente, l’analisi dei flussi finanziari avrebbe fatto emergere una sproporzione netta tra il patrimonio nella disponibilità dell’uomo e del suo nucleo familiare, e il reddito dichiarato o l’attività economica effettivamente svolta.
Il decreto colpisce beni concreti. Una villa di lusso a Pomezia e poi conti correnti riconducibili al proposto e alla famiglia. Più altri beni di valore, fino a raggiungere quota 5 milioni di euro complessivi.
Le prossime fasi
Il sequestro eseguito non è la parola fine. È preventivo, non definitivo: un passaggio intermedio, non una sentenza. La misura serve a congelare i beni, impedendo che vengano venduti, trasferiti o occultati mentre la giustizia fa il suo corso. Il procedimento resta aperto. Deve ancora svolgersi il contraddittorio, la fase in cui il proposto potrà presentare le proprie difese davanti alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma. Solo al termine di questo passaggio i giudici stabiliranno se sussistono i presupposti per la confisca definitiva — l’atto che trasferirebbe i beni allo Stato in modo irrevocabile.


















