“Inseguito e picchiato dopo il fermo”: sospesi a Roma 4 carabinieri, assolto l’automobilista

Era finito a processo per resistenza e speronamento, ma i video di un residente ribaltano l'accusa. Quattro carabinieri sospesi dal servizio con l'accusa di falso

Foto di repertorio

Era finito a processo con accuse pesanti: aver speronato un’auto dei carabinieri durante la fuga e aver opposto resistenza al momento dell’arresto. Ma poi la situazione si è ribaltata. L’automobilista è stato assolto e i carabinieri sono finiti sotto inchiesta. Anzi, sospesi dal servizio per otto mesi dopo la decisione della Corte di Cassazione, che ha ritenuto sussistenti i gravi indizi per l’accusa di falso.

Era finito a processo per resistenza e speronamento, ma i video di un residente ribaltano l’accusa. Quattro carabinieri sospesi dal servizio con l’accusa di falso

Dietro al caso giudiziario un controllo che 23 ottobre 2024 nella zona dell’Eur, a Roma.

La fuga e i verbali smentiti dai video

Quel giorno un trentenne romano non si ferma all’alt di una pattuglia del Radiomobile e tenta la fuga. Ne nasce un inseguimento concitato che si conclude sotto casa del giovane, dove le gazzelle dell’Arma gli sbarrano la strada.

Da qui in avanti, la cronaca si divide in due storie opposte. La versione dei militari. Nei verbali di servizio i carabinieri mettono a verbale che il giovane, pur di scappare, avrebbe speronato una vettura di servizio e continuato a dimenarsi violentemente anche dopo il fermo. Un racconto che lo porta dritto a processo.

Le immagini dei testimoni. Da piazzale Clodio viene acquisito un video girato con uno smartphone da un residente affacciato al balcone del palazzo di fronte.

Per il pm titolare del fascicolo quel filmato racconta tutt’altra verità: il trentenne sarebbe stato colpito quando era ormai immobilizzato.

Assoluzione per il giovane, accuse di falso per i militari

Dalle analisi della Procura – come ricostruisce Repubblica – emerge che la dinamica dello speronamento, la presunta resistenza del conducente e la natura delle sue lesioni sarebbero state descritte nei verbali in modo non conforme alla realtà, al solo scopo di giustificare l’uso della forza.

Cade invece l’accusa di depistaggio, legata alla presunta cancellazione di un secondo video girato dalla compagna del giovane: per i giudici non ci sono prove sufficienti su questo punto.

Pur avendo forzato il posto di blocco ed essere scappato, il trentenne romano è stato assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale “perché il fatto non sussiste”. Ora resta l’indagine aperta sui carabinieri.

La sospensione cautelare per otto mesi, inizialmente respinta dal gip ma accolta dal Riesame, è diventata definitiva con la pronuncia della Suprema Corte per quanto riguarda le contestazioni di falso ideologico.

Il procedimento versa ancora nella fase preliminare e la difesa dei militari è certa di chiarire anche l’accusa di falso.