Termovalorizzatore: dal Vaticano non consultato ai laghi a rischio, il Comune di Albano scrive alla Regione Lazio

Il sindaco Ferrarini ha depositato un documento di osservazioni sul progetto del termovalorizzatore di Santa Palomba. Dubbi su salute pubblica, risorse idriche e sul mancato coinvolgimento del Vaticano

termovalorizzatore di Sanata Palomba
Il progetto del termovalorizzatore di Santa Palomba

Il termovalorizzatore di Santa Palomba non convince Albano Laziale. Con nota protocollata il 18 giugno 2026, il sindaco Massimo Ferrarini ha trasmesso alla Regione un articolato documento di osservazioni nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica, formalizzando la netta contrarietà dell’Amministrazione all’impianto previsto ai piedi dei Castelli Romani. Il problema, spiega il Comune, non è solo la struttura in sé. È dove sorge e cosa c’è intorno.

Il sindaco Ferrarini ha depositato un documento di osservazioni sul progetto del termovalorizzatore di Santa Palomba. Dubbi su salute pubblica, risorse idriche e sul mancato coinvolgimento del Vaticano

Primo fronte della contestazione: la salute pubblica. Le osservazioni puntano su una lacuna specifica – l’assenza di analisi approfondite sugli effetti sanitari a lungo termine dell’impianto. E la posizione geografica aggrava tutto. A poca distanza sorge il Nuovo Ospedale dei Castelli, insieme a scuole e centri per anziani. Strutture che, scrive il Comune, “non possono essere esposte a rischi ambientali non adeguatamente valutati“. Un’affermazione diretta, senza margini interpretativi.

Laghi, archeologia e pressione già alta sul territorio

Il territorio dei Castelli Romani regge già un carico antropico rilevante. Inserire un impianto di questa portata, sostiene Albano, aggraverebbe la vulnerabilità idrica dei laghi di Albano e Nemi e minaccerebbe il patrimonio storico – tanto più alla luce delle scoperte archeologiche emerse nell’area di cantiere. Non è un’opposizione di principio. È una valutazione puntuale su un ecosistema già sotto pressione.

Traffico pesante e aria compromessa

Il funzionamento del termovalorizzatore porterebbe con sé un flusso continuo di mezzi pesanti sulle strade locali. Conseguenza: più inquinamento, più rumore, più rischi per la sicurezza stradale. Un cambiamento che, avverte il Comune, “trasformerebbe radicalmente il volto dei centri abitati coinvolti”. Resta aperta anche la questione economica. I costi reali dell’operazione sono incerti, con il rischio concreto di un aumento delle tariffe per le famiglie.

Basi giuridiche traballanti

L’Amministrazione albanense solleva anche un profilo procedurale di peso. Il Piano su cui si fonda l’impianto è costruito su basi giuridiche ancora contestate in sede giudiziaria, presso il Tar del Lazio. Procedere senza aver risolto quei dubbi, avverte il Comune, espone l’intero sistema dei rifiuti laziale a future crisi di stabilità.

Il Vaticano dimenticato: il profilo transfrontaliero

C’è un aspetto del documento che colpisce per la sua singolarità. La vicinanza con il centro vaticano Laudato Si – dedicato alle produzioni agricole biologiche – impone, secondo Albano, l’attivazione delle procedure internazionali per gli impatti transfrontalieri. Le autorità vaticane non sono state consultate. Una lacuna procedurale che, sottolinea il Comune, rischierebbe di inficiare la validità dell’intera valutazione ambientale regionale.

La richiesta: un tavolo

È necessaria una pianificazione sostenibile e trasparente, che non sia calata dall’alto come fatto fin ora da Roma Capitale, ma che garantisca un futuro sicuro e sereno per i Castelli Romani e per le nuove generazioni“. Così conclude il sindaco Ferrarini, che chiede l’apertura di un tavolo di confronto tra Regione e Comuni del bacino.