Roma piange Franco Durelli, l’artista dal cuore immenso che per oltre quarant’anni ha trasformato la pittura in una cura per l’anima. La Asl Roma 1 perde un pilastro fondamentale dei suoi centri diurni, un maestro straordinario capace di restituire voce, dignità e speranza ai malati attraverso la forza del colore.
L’ultimo viaggio di Franco Durelli, il maestro che guariva la anime con il colore: il dolore della Asl Roma 1 per l’artista dei fragili
Un vuoto incolmabile stringe in queste ore il mondo della sanità e dell’arte romana. Il pittore Franco Durelli si è spento dopo aver combattuto con dignità contro la malattia. La notizia del suo decesso ha suscitato profonda commozione nella Asl Roma 1, che piange un professionista immenso, ma soprattutto un amico vero dalla sensibilità rara.
Dalle storiche aule di Via Ripetta alla Facoltà di Architettura
La straordinaria traiettoria umana e professionale di Franco Durelli ha radici davvero molto profonde. Nato a Rosora nel 1950, si trasferisce presto nella Capitale, compiendo gli studi presso il prestigioso Liceo Artistico di Via Ripetta.
In quelle aule storiche incontra figure del calibro di Afro, Cimara, Novelli, Cordio e Carlo Levi. Nel giugno del 1966, il suo straordinario talento viene consacrato dalla vittoria del premio Carlo Levi e dalla borsa di studio dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Il suo percorso accademico prosegue con determinazione alla facoltà di Architettura della Sapienza, dove si laurea nel 1976, acquisendo un prezioso bagaglio visivo che avrebbe messo interamente al servizio dei più deboli.

L’incontro con la pittura contemporanea e il fervore della Capitale
Durante gli anni Settanta, Durelli frequenta l’effervescente ambiente artistico della Capitale, stringendo relazioni profonde con i maestri contemporanei italiani, tra cui Giampaolo Berto, Ennio Calabria, Carlo Cattaneo, Vincenzo Gaetaniello, Pino Reggiani e Renzo Vespignani.
Dal 1978 si dedica all’insegnamento nelle scuole medie di Roma, trasmettendo ai giovani l’amore per il disegno. Tanti critici illustri si occuperanno della sua opera. Le sue tele, ricche di forza emotiva, sono oggi stabilmente custodite in importanti musei e gallerie sia in Italia che all’estero.
L’arte come cura: l’alleanza terapeutica nei Centri Diurni
La vera, straordinaria svolta della sua vita avviene nel 1985. Franco Durelli intuisce che l’arte possiede un potere terapeutico straordinario capace di lenire la sofferenza psichica. Inizia una storica collaborazione con l’Associazione Culturale “Franco Basaglia ’84”, fondata dalla dottoressa Anna Berni.
Per decenni Durelli dirige con amore il laboratorio di pittura nei Centri Diurni di via F. Borromeo 75, via G. Ventura 60 e via Tagaste ad Ostia. Nei laboratori, il foglio bianco diventa uno spazio protetto dove i pazienti psichiatrici possono esprimere angosce, sogni e frammenti di identità che la malattia aveva oscurato, guidati dal suo spirito costruttivo e dalla sua infinita empatia.
L’eredità immateriale: il progetto Caleidoscopio a Santa Maria della Pietà
Fino agli ultimi giorni della sua intensa attività, Durelli ha prestato la sua preziosa opera presso il Centro Diurno Sperimentale “La voce della luna”, diretto dalla dottoressa Cacciotti, nella struttura di Santa Maria della Pietà.
Nel 2015 lascia una firma eterna nel parco della struttura con il celebre progetto ‘Caleidoscopio’, realizzato insieme al collettivo ‘Muracci Nostri’. Un’opera murale straordinaria che simboleggia la bellezza dell’animo umano.
Come ricorda con commozione la Asl Roma 1, Franco purtroppo non potrà vedere la fine dei lavori di riqualificazione del parco, una rinascita che lo avrebbe reso felice. Tuttavia, la sua celebre opera intitolata ‘Pieno Schifano’ resterà installata lì, a testimoniare il legame indissolubile con i suoi amati pazienti.
Per chi desideri tributargli un ultimo saluto, l’esposizione della salma è prevista per oggi giovedì 11 giugno, dalle ore 12:00 alle 13:30, alla Clinica Santa Rita in via Castigliano. Le esequie funebri si terranno alle 15:00 presso la comunità del villaggio Breda. La sua dolorosa scomparsa lascia una traccia indelebile e permanente nei cuori di tutti i colleghi e nei pazienti che hanno condiviso con lui anni di intensa e profonda umanità.


















