Salvataggio in extremis sulla spiaggia libera di Ostia dove hanno rischiato di annegare in quattro dopo aver ignorato le ripetute segnalazioni del marinaio di salvataggio in una giornata in cui il mare diventa implacabile a causa di un gioco delle correnti accentuato dalle onde che può trasformarsi in una trappola mortale.
Salvataggio in extremis sulla spiaggia libera di Ostia, il racconto di Fabrizio Sinceri che ha soccorso i giovani rischiando di annegare a sua volta
Erano circa le ore 15.00 di ieri, martedì 2 giugno, quando Fabrizio Sinceri, 68 anni, bagnino presso la spiaggia libera Spqr, che qualcuno ha ribattezzato Punta Ovest, si è accorto che tre ragazze, ormai in preda al panico, e un quarto giovane tuffatosi per aiutarle, erano stati risucchiati dal capocorrente. Un tipo di gorgo che, questa volta, si era formato a ridosso della scogliera artificiale situata al confine con l’arenile dello stabilimento Venezia.
Mare mosso e vento forte il pericolo viene dal moto ondoso
“Il mare era molto mosso a causa del vento -racconta Sinceri- e la balneazione era vietata con tanto di bandiera rossa ma tenere la gente a riva è praticamente impossibile. L’unica alternativa è fischiare in continuazione per spingerli a restare in zona di sicurezza”.
“Queste adolescenti si erano allontanate dalla spiaggia e, in un attimo, sono finite in questa sorta di imbuto caratterizzato da un vortice potentissimo in cui nuotare e tenersi a galla è praticamente impossibile. A quel punto ho lanciato, fischiando senza sosta, il segnale di allarme convenzionale destinato a tutti i bagnini che si trovavano nelle zone adiacenti ai miei settanta metri lineari di spiaggia”.
Sinceri ha afferrato il baywatch, il galleggiante a forma di slitta che funziona da salvagente in situazioni di crisi, quando le condizioni del mare non permettono di uscire con il pattino.
“Sono arrivato nella zona del gorgo appena in tempo, una delle ragazze ha afferrato il salvagente ma mi sono reso conto che tutti e quattro erano allo stremo delle forze e che io non avrei potuto fare molto di più se non ci fosse stato l’intervento fortuito di un mio ex collega. Si tratta di Paolo Paradiso che per caso si trovava nella spiaggia vicina insieme alle due figlie e ha capito che se non fosse entrato anche lui in acqua adesso, forse, parleremmo dell’ennesima tragedia del mare”.
Un intervento decisivo
L’ex marinaio di salvataggio ha agguantato la ciambella di emergenza ancorata a riva da una cima e ha nuotato a tutta velocità verso il capocorrente, dove Fabrizio stava cercando di aiutare i ragazzi in preda al terrore.
“Paolo ha cambiato mestiere -sottolinea il bagnino dell’Spqr- ma dentro gli è rimasta tutta l’esperienza acquisita in anni di sorveglianza a mare. Una delle ragazze era riuscita a togliersi dalla zona di massimo pericolo, l’altra che avevo aiutato io con il baywatch si è attaccata alla ciambella mentre il ragazzo, con le due giovani rimanenti hanno stretto la sagola con le mani e sono tornati a riva. A quel punto però ero io, rimasto senza forze, ad avere bisogno di aiuto così Paolo è tornato indietro per portarmi fuori da quel mulinello infernale. Una fortunata coincidenza ha evitato il peggio”.
Il mulinello e la trappola delle correnti
Ma il pericolo resta sempre in agguato perché il vortice che si forma davanti alla spiaggia libera quando il mare fa le bizze cambia continuamente posizione. Questa variabilità è dovuta al fatto che gli scogli affioranti, posizionati sulla parte terminale della barriera artificiale perpendicolare alla costa per contenere l’erosione e lunga circa cinquanta metri, sono crollati a causa delle mareggiate. Le correnti passano attraverso a questi ostacoli sparsi sott’acqua in modo sempre diverso, così la zona di risucchio invisibile diventa estremamente pericolosa per la balneazione.
“La stessa può trasformarsi in un tranello pericolosissimo -rimarca Sinceri- anche perché l’errore più comune, quando ci si finisce dentro a prescindere dal fatto di essere dei nuotatori provetti, è quello di tentare di oltrepassarlo a bracciate dirigendosi verso la spiaggia. Tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare. Bisognerebbe, invece, avere il coraggio di farsi trasportare dalla corrente che ti spinge dapprima in mare aperto e poi, improvvisamente, in sicurezza in direzione della battigia”.
Ostia non è la California
“Il vero problema è che i bagnanti non osservano le nostre prescrizioni. C’è tantissima imprudenza. Mi è capitato di dover ammonire un padre che aveva lasciato i figli in acqua nonostante il divieto della bandiera rossa e di essersi distratto per guardare il cellulare. Non capiscono che i bagnini non fanno le baby sitter e che devono controllare decine e decine di persone alla volta.
“Purtroppo le regole in vigore sulle nostre spiagge non sono le stesse della California -conclude Sinceri- dove se ti avventuri in acqua senza rispettare le prescrizioni ti vietano di fare il bagno nei giorni successivi e il sistema funziona perché tra gli addetti alla sicurezza del mare vige il passa parola e non basta certo cambiare lido per eludere le sanzioni”.


















