Cancellata la storia del surf a Ostia: anarchia e rivolta degli atleti senza più spiagge al Pontile (VIDEO e FOTO)

Dallo storico specchio acqueo della Pinetina ai Cancelli, azzerati gli spazi whindsurf, Sup, canoa e surf a Ostia: spogliatoio a cielo aperto e passerelle occupate per il "paddle out" contro i bandi comunali

La battaglia per la libertà del mare trasforma il centro del Lido in un caotico teatro di protesta e accese polemiche. Domenica 24 maggio, alle ore 11:00, centinaia di sportivi e amanti del surf a Ostia, si sono dati appuntamento al pontile di Piazza dei ravennati, per un “paddle out” simbolico, denunciando l’esclusione totale di alcune discipline acquatiche dalle spiagge di Ostia.

Dallo storico specchio acqueo della Pinetina ai Cancelli, azzerati gli spazi whindsurf, Sup, canoa e surf a Ostia: spogliatoio a cielo aperto e passerelle occupate per il “paddle out” contro i bandi comunali

La cultura sportiva e l’identità costiera di Ostia subiscono un colpo durissimo, scatenando la reazione immediata di chi il mare lo vive ogni giorno.

Al centro della contestazione c’è la totale assenza di pianificazione da parte del Comune di Roma, che negli ultimi provvedimenti non ha destinato nemmeno una singola spiaggia pubblica alla pratica degli sport acquatici.

Discipline olimpiche storiche come il surf, il SUP (Stand Up Paddle) e la canoa, che rischiano ora una drastica limitazione proprio nei loro spazi naturali. A essere cancellati con un colpo di spugna sono stati anche i punti di riferimento storici della comunità sportiva locale, in primis il celebre tratto di mare della Pinetina e l’area del Terzo Cancello, lasciando gli appassionati senza aree idonee per entrare in acqua.

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Raduno sportivi al Pontile – canaledieci.it

Il “paddle out” a Piazza dei Ravennati

Per gridare lo slogan “Il mare non si mette a bando”, atleti, scuole di surf, cittadini e semplici simpatizzanti si sono radunati nella mattinata di oggi, domenica 24 maggio, presso il Pontile di Ostia in Piazza dei Ravennati.

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La protesta degli atleti in acqua – canaledieci.it

L’invito era quello di portare la propria attrezzatura, le tavole e la propria energia, che ha richiamato una folla compatta, decisa a realizzare un “paddle out”, il tradizionale rito dei surfisti che prevede di disporsi in cerchio in mezzo all’acqua per lanciare un messaggio collettivo.

Tuttavia, l’evento, nato con l’intento di essere una mattinata di partecipazione e rispetto per l’ambiente marino, ha mostrato un risvolto urbano anarchico, che ha spaccato l’opinione pubblica locale.

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Nella foto il consigliere comunale Paolo Ferrara – canaledieci.it

La polemica sullo spogliatoio a cielo aperto

Se la solidarietà verso le rivendicazioni degli sportivi è stata ampiamente condivisa, tanto da vedere la partecipazione del consigliere comunale Paolo Ferrara (foto in alto), a far discutere pesantemente è stato il modus operandi con cui i manifestanti hanno gestito il raduno sul pontile.

Mancando strutture di appoggio e spogliatoi dedicati, decine di persone hanno iniziato a svestirsi e a infilare le mute termiche direttamente sulla pubblica piazza, davanti agli occhi di famiglie e passanti. Un cittadino rimasto coinvolto nel disordine ha espresso tutto il suo disappunto, raccontando l’episodio in modo chiaro: “Mi trovavo al pontile per la solita passeggiatina domenicale e ho visto un raduno di surfisti che, non avendo più il loro punto di riferimento ad Ostia, si cambiavano davanti a tutti. Bisogna anche considerare la figura che facciamo con i turisti che hanno assistito a questo spogliatoio a cielo aperto”.

Blocchi e passerelle d’accesso occupate

Ma la nota di disappunto ha riguardato soprattutto l’impatto della protesta sulla viabilità pedonale. Una volta indossate le mute e impugnate le pesanti tavole da surf, i manifestanti si sono riversati in massa verso l’arenile.

“L’accesso è stato effettuato attraverso quel poco spazio lasciato a disposizione dai due grandi stabilimenti balneari situati lateralmente al pontile. Occupate le uniche due passerelle abilitate alla discesa, rendendo impossibile il transito ai bagnanti e trasformando un momento di rivendicazione sindacale in un blocco logistico”.

L’empatia non ha dunque regnato nella protesta, che non va però sottovalutata. La grave esclusione di questi spazi, rischia infatti di eliminare un turismo di prossimità, richiamato dalle spiagge di riferimento per la pratica di questi sport olimpionici, con un ulteriore impoverimento in questo inizio di stagione, di servizi per vivere il mare di Roma.