Alle porte di Roma la “boutique online” di merce falsa Vuitton e Chanel: la gestiva una donna ai domiciliari (VIDEO)

Il deposito con centinaia di capi di merce falsa griffata tra abbigliamento e monili, era nascosto nella villetta di periferia della 40enne ai domiciliari: nel business altri due complici

Smantellato in queste ore, un lucroso sistema di ricettazione e vendita di capi di abbigliamento contraffatti. che si svolgeva all’interno di una villa di periferia alle porte di Roma, di una donna ai domiciliari. A fare  la scoperta, i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile di Palestrina, che durante un controllo di routine della donna, con il provvedimento di restrizione, hanno svelato il business illegale e l’enorme deposito di merce falsa. L’abitazione era stata trasformata in hub logistico della “boutique online”.

Il deposito con centinaia di capi di merce falsa griffata tra abbigliamento e monili, era nascosto nella villetta di periferia della 40enne ai domiciliari: nel business altri due complici

Il tutto, ha avuto origine durante un normale servizio di vigilanza presso l’abitazione di una 40enne italiana, situata nella periferia di Palestrina. Un sospetto partito, quando alla richiesta di aprire la porta ai Carabinieri, la donna ha tardato per poi apparire agitata all’idea di un’ispezione.

Una volta entrati, i Carabinieri sono stati accolti da un forte odore di sostanze stupefacenti. Sebbene la perquisizione iniziale abbia portato al rinvenimento di soli 5 grammi di marijuana per uso personale, l’attenzione degli inquirenti è stata rapidamente catturata da un’intera stanza della casa.

Quello che doveva essere un ambiente domestico era stato trasformato in una sorta di “boutique” illegale, dove la merce falsa veniva stoccata in attesa di essere immessa illegalmente sul mercato.

L’inventario impressionante tra capi di abbigliamento e monili

All’interno della stanza è emerso un inventario impressionante. Scaffali e scatoloni strabordavano di abbigliamento e monili contraffatti, riproduzioni quasi fedeli di calzature, borse e accessori dei più noti brand dell’alta moda internazionale. Ogni pezzo era corredato da confezioni e loghi pronti per ingannare i potenziali acquirenti.

Oltre al vestiario, i militari hanno rinvenuto un numero cospicuo di orologi di lusso falsi. La donna, agli arresti domiciliari, secondo quanto emerso dalle prime indagini, fungeva da custode del deposito.

Dietro compenso, aveva “affittato” la stanza della sua villetta a due complici, trasformando il proprio domicilio in una base operativa per la custodia della merce falsa. Il ruolo della 40enne era quello di garantire una copertura sicura a un business che correva parallelo ai canali ufficiali di vendita.

La rete dei complici e le vendite social

Le indagini si sono immediatamente estese a due cittadini albanesi, rispettivamente di 49 e 21 anni. Padre e figlio erano i veri “gestori” del commercio. Mentre la donna custodiva la merce falsa, i due si occupavano del marketing e della distribuzione.

La vendita non avveniva in negozi fisici, ma attraverso canali digitali più difficili da tracciare: pagine social e app di messaggistica istantanea.

Una perquisizione presso l’abitazione e un terreno in uso ai due uomini, ha poi permesso di recuperare ulteriori lotti di abbigliamento e monili contraffatti, confermando l’esistenza di una rete di distribuzione ben organizzata che riforniva l’intero quadrante sud-est della provincia di Roma. Il mercato di sbocco principale era quello locale, dove i clienti ordinavano i pezzi “griffati” tramite messaggi privati.

Il sequestro e le conseguenze

Al termine delle operazioni, l’ingente carico di merce falsa è stato sottoposto a sequestro penale per le fasi di inventario e successiva distruzione. I tre soggetti coinvolti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli.

Le accuse mosse nei loro confronti sono pesanti: introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, oltre alla ricettazione in concorso.

L’operazione ha permesso di sottrarre al circuito economico illegale centinaia di capi di abbigliamento e monili contraffatti, infliggendo un duro colpo a un’attività che, sfruttando l’anonimato del web e la compiacenza di chi dovrebbe scontare pene domiciliari, danneggiava i marchi regolari e l’economia locale.