I pendolari chiedono a gran voce il ripristino del ‘Trenino giallo’, la metroferrovia che univa la stazione Termini alla periferia est della capitale e che è stata sospesa dopo lo scontro tra due convogli avvenuto il 4 marzo scorso.
Pendolari, commercianti e comitati di quartiere scenderanno in piazza per la metroferrovia Termini Centocelle
L’incidente, per fortuna senza conseguenze per i passeggeri presenti a bordo era avvenuto a Ponte Casilino, e da allora ha aperto una ferita profonda nel tessuto sociale di quartieri come Torpignattara, Pigneto e Quadraro. Un’area densamente popolata che oggi si ritrova privata di un’infrastruttura di collegamento storica, sostituita da sì bus di superficie ma che faticano a reggere l’urto del traffico e non garantiscono più la stessa rapidità nei collegamenti.
L’impatto era avvenuto su un tratto di circa 50 metri caratterizzato dal cosiddetto “binario compenetrato”, una sezione in cui lo spazio ristretto costringeva i treni ad alternarsi nel passaggio. Da allora la protesta è lievitata e adesso, sollecitata da comitati di quartiere, commercianti e viaggiatori sfocerà in una protesta ufficiale.
Non è più solo una questione di ritardi, ma di dignità quotidiana negata. Il quadrante Est della Capitale si prepara a far sentire la propria voce con una mobilitazione che promette di bloccare il cuore della viabilità locale. L’appuntamento è fissato per domenica 17 maggio, alle ore 17:00, con partenza da Largo Bartolomeo Perestrello. Da qui prenderà il via un corteo di protesta che attraverserà i nervi scoperti della città al grido di un hashtag diventato virale: #senzanonsipuo.
Il percorso della protesta
La manifestazione si snoderà lungo un asse stradale cruciale, toccando via della Marranella e l’omonima piazza, per poi immettersi sulla via Casilina. La conclusione, densa di significato simbolico, è prevista a Piazza del Pigneto. La scelta del percorso non è casuale: sono proprio queste le strade dove il collasso del trasporto pubblico è più evidente, e dove i cittadini chiedono risposte urgenti a una Giunta Capitolina accusata di aver sottovalutato l’impatto della chiusura di un’infrastruttura vitale per la zona.
Fermate fantasma
Il quadro dipinto dai residenti è desolante. Denunciano attese interminabili che superano regolarmente i 30 o 40 minuti. Ma il vero calvario inizia quando il mezzo finalmente appare all’orizzonte: autobus talmente saturi da trasformare l’ingresso a bordo in una vera e propria sfida fisica.
“Ogni mattina è un terno al lotto“, racconta un abitante del quartiere. “Ci si ritrova schiacciati tra gomiti, urla e spintoni. Respirare diventa un lusso, mentre il bus resta ostaggio del traffico paralizzato“.
Una rivendicazione collettiva
La chiusura dell’infrastruttura di riferimento ha creato un effetto domino che ha messo in ginocchio la mobilità di migliaia di persone. La protesta di domenica non è solo un atto di rabbia, ma una rivendicazione collettiva per chiedere il potenziamento immediato delle linee e una gestione più oculata dei flussi di traffico. Il messaggio per il Campidoglio è chiaro: senza servizi efficienti, la vita nel quartiere è diventata insostenibile. E i cittadini non sono più disposti ad aspettare.
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