Gli iscritti all’A.N.O.C.A. (Associazione Naturista Oasi di Capocotta) sono scesi in protesta per esprimere il loro dissenso sulla gestione, da parte del Campidoglio, dello storico chiosco dell’oasi naturista. Una vicenda complessa, fatta di passaggi amministrativi controversi e ostacoli burocratici che, di fatto, impediscono ai gestori di riprendere l’attività all’interno dell’aasi.
Oasi naturista di Capocotta senza chiosco né autorizzazioni: la denuncia dell’associazione ANOCA tra burocrazia, sequestri e degrado
A spiegare nel dettaglio la situazione è Lorenza Spadini, presidente dell’Associazione ANOCA, che dichiara: “I nostri gestori storici devono smontare il loro chiosco e tutta la struttura in quanto considerati abusivi. A questo punto partecipano a un bando e, peraltro, si presentano solo loro e vincono il bando per la concessione e anche la costruzione del nuovo chiosco, che passa come tipo di progetto.”
Nonostante l’aggiudicazione, però, emergono subito i primi problemi legati alle autorizzazioni per l’oasi “A novembre del 2025 viene fatta la richiesta da parte dei gestori dell’Oasi naturista di Capocotta per la paesaggistica. Nonostante nel bando sia passata la struttura, senza paesaggistica non si può cominciare a costruire.”
La situazione si complica ulteriormente nei mesi successivi all’interno dell’aasi, come evidenziato da Lorenza Spadini: “A febbraio cominciano a mettere su la pedana. Non costruiscono il chiosco, ma mentre fanno questo lavoro vengono sequestrati, nel senso che, non avendo la paesaggistica, vengono di nuovo ritenuti abusivi.”
Secondo quanto denunciato, il nodo principale riguarda proprio la richiesta di autorizzazione paesaggistica per l’oasi: “Il problema della paesaggistica è che, essendo stata richiesta a novembre, pare non sia mai uscita fuori questa richiesta, quindi è sparita.”
Un cortocircuito amministrativo che lascia i gestori dell’asi in una situazione paradossale: “Ora si trovano col sequestro. Gli viene intimato di smontare la pedana, ma senza paesaggistica ti sequestrano; per togliere il sequestro però ci vuole la paesaggistica. C’è un caos, per quello che riguarda questi cavilli burocratici che sono vitali, inspiegabile.”
Nel frattempo, l’area dell’oasi versa in condizioni di abbandono, con conseguenze evidenti anche sul piano della sicurezza e del decoro. A intervenire è Silvio Massinetti, membro dell’Associazione ANOCA, che afferma:
“Quello che possiamo vedere oggi è un cumulo di macerie, un coacervo di guardoni e di esibizionisti che ogni giorno si presenta qui, giustamente perché senza vigilanza hanno terreno libero, e nel disinteresse generale.”
Il confronto con altre realtà italiane accende ulteriormente il dibattito sulla gestione dell’oasi: “Nel 1976 ricorre il cinquantennale della spiaggia naturista di Capo Rizzuto, è stata la prima in Italia. Io chiederei all’amministrazione pubblica di prendere un aereo e andare in Calabria, nella Calabria ancestrale, medievale, conservatrice, e vedere come trattano la spiaggia naturista. Qua invece ogni anno è una continua battaglia, è una cosa intollerabile.”
Una protesta che punta dunque a sbloccare una situazione ormai ferma da mesi, con l’obiettivo di restituire piena funzionalità all’oasi Naturista di Capocotta, luogo simbolo del naturismo italiano.
Servizio Video di Gabriella Rita Tesoro
















