E’ scomparso Stefano Virgili ‘mago delle casseforti’. I ricordi di Antonio Del Greco, il poliziotto che lo sfidò per una vita

Stefano Virgili, lo scassinatore più ricercato dalle forze dell’ordine nel racconto dell’agente che gli ha dato più filo da torcere

Gli esperti di cronaca lo ricordano con il soprannome di ‘mago delle vedove’ intendendo con questo non mogli abbandonate giocoforza dai rispettivi partner ma le casseforti. Sì perché Stefano Virgili, 74 anni, romano, scomparso ieri, sabato 24 aprile a Roma, e un tempo contiguo alla Banda della Magliana era un ‘cassettaro’ con la C maiuscola. Parola di Antonio del Greco,  già numero Uno della Squadra Mobile di Roma e suo infaticabile rivale, colui che gli rese difficile la ‘professione’ dall’opposta sponda della polizia di Stato.

Stefano Virgili, lo scassinatore più ricercato dalle forze dell’ordine nel racconto dell’agente che gli ha dato più filo da torcere

Abbiamo giocato a guardie e ladri per moltissimi anni e tante volte l’ha anche fatta franca -ricorda il superpoliziotto ora in pensione- ma faceva parte del gotha degli scassinatori. Nella capitale dei colpi da assestare ai forzieri ritenuti inaccessibili c’erano un paio, forse tre persone del suo livello. Era inevitabile che sodalizi criminali della portata di quello che faceva capo a Renato de Pedis e Massimo Carminati facessero riferimento a professionisti del calibro di Stefano Virgili che venivano ingaggiati alla bisogna”.

E fu così anche per il cosiddetto ‘furto del secolo al caveau’ del Tribunale di Roma, avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 luglio del 1999 all’interno della filiale 91 della banca interna alla cittadella giudiziaria situata tra Monte Mario e Piazzale Clodio.

Il colpo al caveau di piazzale Clodio

Grazie alla connivenza di alcuni carabinieri la banda trafugò 147 delle 990 cassette di sicurezza appartenenti ad avvocati, magistrati e cancellieri, per un bottino di circa 17 miliardi di lire e una quantità mai stabilita con esattezza di documenti riservati.

Per il colpo furono condannati con sentenza definitiva del tribunale di Perugia, a pene detentive variabili tra i 3 e i 5 anni, Massimo Carminati e altri complici tra i quali Stefano Virgili oltre ai militari dell’Arma che avevano fornito appoggio ai malviventi.

Erano così famosi i ‘cassettari’ all’epoca tanto cercati quanto conosciuti nei bassifondi della mala prosegue Del Greco- che venivano a cercarli pure dall’estero. Virgili, sempre vestito di tutto punto e anche colto e avido di letture tanto che lo chiamavano ‘il professore’ non conosceva ostacoli, era un vero e proprio studioso dello scasso e a casa aveva migliaia di serrature di tutte le grandezze che analizzava accuratamente”.

Più volte ho tentato di chiedergli cosa contenessero le cassette di quel caveau oltre ai soldi ma era rimasto sul vago sempre molto riservato, ma mai arrogante, e gentile nei modi. Ultimamente mi aveva scritto via social che stava male, perché aveva un problema con il sangue e doveva sottoporsi a trasfusioni ma, purtroppo, non ho fatto in tempo a rivederlo poi la notizia della sua scomparsa e se non avessi altri impegni avrei partecipato ai suoi funerali per una forma di riguardo”.

Anche se nella contrapposizione dei ruoli, quello tra l’investigatore di polizia e uno degli scassinatori più apprezzati nel sottobosco della mala romana è stato, a detta del primo, una relazione improntata al massimo rispetto e alla massima lealtà.

Rispetto e lealtà tra la guardia e il ladro

Rispetto e lealtà -precisa Antonio Del Greco- significa, innanzitutto, non esser mai violenti né aggressivi e Stefano Virgili era una persona vecchia maniera. Brillante, sempre in giacca e cravatta ma sempre molto ossequioso nei miei confronti. Un modo garbato di fare che, per quanto mi riguarda, comportava attenzione e riserbo, per esempio, quando si effettuavano perquisizioni domiciliari senza trascendere anche per riguardo ai familiari conviventi del sospettato”.

Del resto trovare prove della sua colpevolezza non era mai facile. Scaricare persone di quell’esperienza denunciandole magari per trarne vantaggi sul piano penale sarebbe stato in primo luogo controproducente.

Il ‘cassettaro’ per definizione era sempre il primo ad arrivare sul luogo del reato, ma anche ad andare via ogni volta che aveva espletato il suo compito e aperto la strada per il furto del caso a chi di dovere. E questo anche nell’ipotesi di un intervento tempestivo da parte delle forze dell’ordine perché l’esperto di serrature doveva essere coperto dal massimo della riservatezza proprio perché così raro.

Oggi, come si dice sempre ogni volta che ci si trova di fronte a un cambiamento generazionale, i professionisti dello scasso, sebbene si contino sempre sulla punta delle dita di una mano in una megalopoli come Roma, non sarebbero dello stesso livello di competenza e di qualità rispetto ai loro predecessori e questo non perché i meccanismi delle serrature siano diventati inattaccabili.

Tra mito e leggenda

In giro se ne vedono ancora tantissime vecchio stampo-sottolinea l’ex superpoliziotto- quello che è cambiato sono i sistemi di protezione, con apparati di sicurezza dotati di sensori di allarme o antivibrazione molto sofisticati ma si sa che, anche questo mondo del crimine, è ammantato di miti e di leggende”.

Si dice che Virgili fosse diventato stramiliardario, ma non sono in grado di confermarlo. So che in tempi più recenti si era aggiudicato un appalto per la gestione di alcuni posteggi all’Eur ma la notizia fece scalpore proprio per il suo passato e dovette farsi indietro”.

Era vedovo e aveva anche dei figli con cui mi risulta non ci fossero rapporti ottimali. Quello che posso dire -sottolinea Del Greco- è che la sua scomparsa mi dispiace, si tratta di una persona che, pur essendo stata dall’altra parte della barricata, ha condiviso una parte significativa della mia vita professionale”.

Una cassaforte di vecchissima data

Ma un ricordo e al tempo stesso un aneddoto incornicia questo rapporto così particolare tra chi la legge l’ha sempre rispettata e chi, invece, ne ha tratto motivo per una sfida continua.

Una decina di anni fa -ricorda Del Greco – mio figlio mi chiamò allarmato perché il mio nipotino aveva inavvertitamente chiuso una cassaforte vecchissima che si trovava nell’appartamento e che loro utilizzavano per custodire gioielli, orologi e preziosi”.

Sino a quel momento lo sportello era sempre rimasto aperto poi non si sa perché si era bloccato e neppure l’azienda costruttrice aveva indicazioni su come riaprirla. Dissi a mio figlio che l’unica soluzione possibile era di far venire un ladro”.

Era il massimo che potessi fare. Chiamai Virgili e gli chiesi un appuntamento a cui lui si presentò molto intimorito pensando, forse, che volessi notificargli notizie di reato o cose simili. Quando gli spiegai la situazione tirò un sospiro di sollievo, venne a casa e dopo neanche cinque minuti, con due o tre movimenti aprì anche quella cassaforte”.

C’è da scommettere che, probabilmente, non fu neppure l’ultima a cedere al suo magico tocco.