“Gang dei Rolex” a Roma Nord: chiesti 6 anni per il figlio di un deputato di FdI

Tancredi Antoniozzi, figlio di un deputato e vice capogruppo alla Camera di FdI accusato di essere il capo della banda dei Rolex

Rolex

Nella banda delle rapine dei Rolex, un figlio di papà, di un deputato di Fdi. La Procura di Roma ha chiesto una richiesta di condanna durissima: 6 anni e mezzo di reclusione per Tancredi Antoniozzi, il 23enne figlio del vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi. Il giovane è accusato di essere la mente dietro una batteria di rapinatori specializzata in Rolex, attiva nei quartieri della “Roma bene”.

Tancredi Antoniozzi, figlio di un deputato e vice capogruppo alla Camera di FdI accusato di essere il capo della banda dei Rolex

Le accuse contestate dai magistrati di piazzale Clodio sono pesanti: rapina, tentata estorsione e tentata violenza privata.

Il “metodo” social: dal pedinamento all’agguato

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la banda operava con una strategia precisa e spregiudicata. Non si trattava di colpi improvvisati, ma di azioni strutturate che partivano dal web.

Individuazione e pedinamento

Le vittime, spesso coetanei e rampolli di famiglie facoltose, venivano selezionate monitorando i loro profili social. Seguiva una fase di studio dei movimenti, definita dallo stesso Antoniozzi nelle intercettazioni come un vero e proprio “stalking”. E infine l’azione: i colpi venivano messi a segno tra Roma Nord e i Parioli, puntando soprattutto ai modelli più prestigiosi, come i Rolex Daytona.

Le intercettazioni choc: “Studio dove abitano, sono gasato”

A incastrare il 23enne sono state le sue stesse parole, registrate durante le indagini. Nelle carte dell’ordinanza firmata dalla gip Emanuela Attura, emerge la “spregiudicatezza” del giovane: “Mi studio dove abitano, me le seguo il pomeriggio quando escono dalla palestra per fargli poi le rapine… sto gasato oggi”, diceva Antoniozzi al telefono.

E a chi dubitava delle sue doti criminali rispondeva con arroganza: «Ci sta chi non crede che faccio da stalker io… vuol dire che i fondamentali non ce l’hanno mai avuti».

Il colpo dei Parioli: minacce con coltello da cucina

L’episodio centrale dell’inchiesta risale all’11 dicembre 2024. Un ragazzo, che passeggiava con il suo barboncino in via Cavalier d’Arpino, è stato affrontato da David Cesarini (per il quale sono stati chiesti 6 anni). L’arma un coltello da cucina, il bottino uRolex Daytona dal valore di oltre 15mila euro.

Antoniozzi, secondo l’accusa, avrebbe coordinato l’agguato dall’auto poco distante e avrebbe poi tentato di estorcere alla vittima 8.000 euro con la scusa di “aiutarlo” a recuperare l’orologio.

Le minacce al complice e il rito abbreviato

Il castello accusatorio ha retto grazie alla confessione di un quarto membro del gruppo, Manuel Fiorani (richiesta di 3 anni e 9 mesi), che ha deciso di collaborare con la polizia dopo aver subito pesanti minacce da Antoniozzi. «Sto andando ad ammazzare di botte tua madre», gli scriveva il 23enne per evitare che parlasse.

Tutti gli imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, che consente uno sconto di un terzo della pena. La sentenza di primo grado è attesa entro l’estate.

Per Antoniozzi si tratterebbe della seconda condanna, dopo aver già patteggiato 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale in un precedente controllo dei carabinieri.