Un pomeriggio di protesta si è trasformato in un’operazione di alta tensione da parte della Polizia di Stato nel quartiere Trieste di Roma, dove due giovani donne di nazionalità iraniana sono state fermate e denunciate dopo aver messo in atto un raid vandalico contro le mura esterne della sede diplomatica dell’Iran, al culmine di un raduno non autorizzato davanti all’edificio.
L’azione dimostrativa delle attiviste è stata bloccata dalla Polizia di Stato nel quartiere Trieste: le ragioni della protesta e le due iraniane denunciate
Il fatto ha avuto luogo a seguito di un raduno spontaneo che ha visto un gruppo di manifestanti raccogliersi dinanzi all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran. Una protesta, nata per accendere i riflettori sulle tensioni sociali e politiche che attraversano il Paese mediorientale, ma che non era stata preventivamente comunicata alle autorità.
Nel corso della manifestazione, ad un tratto due giovani 20enni hanno tirato fuori della uova e le hanno scagliate con forza contro la facciata esterna della sede, colpendo le mura che delimitano il perimetro della rappresentanza diplomatica.
L’azione ha immediatamente attirato l’attenzione degli agenti del Commissariato Vescovio, già allertati sulla possibilità di disordini per la manifestazione non autorizzata, e che sono intervenuti per bloccare le attivista, identificarle e applicare le misure previste per danni e atti di sfregio agli edifici pubblici e consolari come in questo caso, dove evidenti tracce di imbrattamento sono rimaste sulla struttura, rendendo necessario l’intervento ispettivo per valutare l’entità dei danni.
L’intervento della Polizia e le conseguenze legali
Le due attiviste sono state condotte presso gli uffici di polizia mentre il resto dei partecipanti si disperdeva nelle vie limitrofe. Una volta identificate, le donne, residenti a Roma, sono state denunciate formalmente per il reato di imbrattamento, oltre alle segnalazioni legate alla partecipazione a una manifestazione non autorizzata in un’area sensibile della Capitale.
La sorveglianza attorno alle sedi diplomatiche iraniane a Roma rimane altissima, considerando il clima di mobilitazione permanente che coinvolge la diaspora residente in Italia. Le giovani ora dovranno rispondere delle proprie azioni davanti all’Autorità Giudiziaria.
Protesta contro le esecuzioni davanti all’ambasciata iraniana a Roma
L’azione dimostrativa sfociata nel lancio di uova contro la sede diplomatica di via Nomentana assume contorni politici precisi. Il presidio, organizzato dai “Giovani Iraniani”, è nato per denunciare con forza la drammatica ondata di esecuzioni capitali che sta colpendo l’opposizione interna in Iran.
Tra i nomi dei giustiziati figurano Vahid Bani-Amerian e Abolhassan Montazer, accusati di legami con il movimento dei mojahedin. Durante il blitz, documentato da un video, le attiviste hanno accompagnato il lancio di uova con cori inneggianti alla resistenza e alla fine delle impiccagioni, urlando slogan contro il regime e il leader Khamenei.
Oltre alle due giovani denunciate per il lancio di uova, il blitz davanti all’ambasciata ha coinvolto circa dieci attivisti iraniani. Il gruppo, riunitosi senza preavviso, ha inscenato la protesta contro il regime prima dell’intervento del Commissariato Vescovio. L’intera delegazione è stata documentata e allontanata dalle forze dell’ordine, che hanno presidiato il muro perimetrale per ripristinare la sicurezza della sede diplomatica.


















