Un attentato incendiario, ha scosso la scorsa notte il quartiere San Giovanni di Roma, dove intorno alle 2,00 di questa notte, un ordigno rudimentale è stato fatto esplodere davanti a un edificio residenziale. L’attentato, avvenuto in via Alfredo Baccarini, ha provocato danni strutturali alle finestre del piano terra dello stabile, generando il panico tra i residenti della zona.
L’attentato incendiario a pochi metri da un altro ordigno rimasto inesploso: è caccia al responsabile del messaggio di fuoco lanciato a San Giovanni
Sul posto sono intervenute immediatamente le forze dell’ordine per mettere in sicurezza l’area e avviare i rilievi scientifici necessari a ricostruire la dinamica dell’attacco e individuare i responsabili di un gesto che appare come un chiaro atto intimidatorio.
L’esplosione nel cuore della notte
L’ordigno, una bottiglia molotov confezionata con liquido infiammabile e un innesco, ha causato una fiammata improvvisa e uno spostamento d’aria sufficiente a mandare in frantumi i vetri delle abitazioni situate al livello stradale.
Nonostante la violenza dell’esplosione, fortunatamente non si registrano feriti tra gli inquilini del palazzo e i passanti. Una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia Piazza Dante, supportata dai militari della VII Sezione Rilievi di via In Selci, è giunta rapidamente sul luogo dell’esplosione per circoscrivere la scena del crimine e raccogliere le prime testimonianze.
Il ritrovamento della seconda molotov
Le operazioni di bonifica dell’area hanno portato alla luce un dettaglio ancora più inquietante: a poca distanza dal punto della prima deflagrazione, i militari hanno rinvenuto una seconda bottiglia incendiaria rimasta inesplosa.
L’ordigno era stato confezionato in modo artigianale ma efficace, con benzina all’interno e un petardo fissato alla scocca di vetro tramite nastro adesivo. Per gestire questo secondo pericolo sono stati chiamati gli artificieri, che hanno provveduto a neutralizzare la bottiglia e a sequestrarla per sottoporla ad analisi tecniche e biologiche nel tentativo di rintracciare impronte digitali o tracce di DNA degli autori.
Le piste investigative e il profilo del bersaglio
Il lavoro degli investigatori si è concentrato fin da subito sul possibile movente dietro un’azione così plateale. Secondo i primi accertamenti condotti dai Carabinieri, all’interno dello stabile preso di mira risiede un giovane di 26 anni, attualmente sottoposto alla misura della detenzione domiciliare.
Gli inquirenti stanno valutando se l’attentato possa essere collegato alla figura del giovane o a regolamenti di conti legati al suo vissuto, sebbene al momento non siano state formulate accuse formali. L’obiettivo degli attentatori sembra essere stato quello di inviare un segnale inequivocabile, colpendo l’ingresso del palazzo in un orario in cui la visibilità dell’atto era massima ma il rischio di vittime accidentali era ridotto.
La sicurezza nel quartiere e i rilievi scientifici
Mentre il quartiere San Giovanni cerca di tornare alla normalità, l’attenzione resta alta nel quadrante. I Carabinieri stanno acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private presenti in via Alfredo Baccarini e nelle strade limitrofe, sperando di individuare il tragitto di fuga dei responsabili.
I rilievi della VII Sezione saranno fondamentali per determinare la tipologia di innesco utilizzata e la composizione del liquido infiammabile, elementi che potrebbero collegare questo episodio ad altri simili avvenuti recentemente nella Capitale. La presenza degli artificieri ha garantito che non vi fossero ulteriori minacce nascoste, ma resta lo shock dei residenti per un evento che ha richiamato alla memoria gli anni di piombo.


















