Nuova ciclabile sul Lungomare di Ostia: drone svela criticità e manovre impossibili per bus e mezzi di soccorso (VIDEO)

Esposto di LaBur sulla nuova ciclabile: "La trasformazione del lungomare violerebbe le norme tecniche e di accessibilità"

La metamorfosi urbana del Lungomare Amerigo Vespucci, una delle arterie pulsanti del litorale romano, è diventata un caso di studio che solleva pesanti interrogativi sulla sicurezza pubblica. Quella che doveva essere una riqualificazione all’insegna della mobilità sostenibile tramite una nuova pista ciclabile, si è trasformata, secondo i rilievi tecnici effettuati dal Laboratorio di Urbanistica (LabUr), in una potenziale trappola logistica.

Esposto di LaBur sulla nuova ciclabile: “La trasformazione del lungomare violerebbe le norme tecniche e di accessibilità”

Attraverso l’uso di droni e verifiche sul campo, è emersa una configurazione stradale che sembra ignorare le proporzioni vitali necessarie al transito dei mezzi pesanti tra cui i bus e i mezzi di emergenza, portando la questione direttamente sui tavoli delle autorità competenti tramite un esposto formale.

La geometria variabile che ignora le norme tecniche

Il cuore del problema risiede nella drastica riduzione della larghezza utile della carreggiata. L’introduzione di cordoli spartitraffico e nuove delimitazioni fisiche ha reso, secondo l’analisi di Labur, la sede stradale irregolare, con restringimenti improvvisi che sembrano collidere con il Decreto Ministeriale del 5 novembre 2001.

Questa normativa, impone che ogni costruzione stradale garantisca regolarità e visibilità; al contrario, sul lungomare di Ostia, la nuova geometria appare frammentata. Insomma, in una strada destinata a sopportare flussi veicolari massicci, specialmente durante i mesi caldi, queste discontinuità non rappresentano solo un disagio, ma una violazione dei parametri di sicurezza che regolano la fluidità del traffico cittadino.

Il nodo critico dei mezzi di soccorso e dell’antincendio

L’aspetto più allarmante riguarda l’accessibilità per i mezzi d’emergenza. Un’autopompa dei Vigili del Fuoco ad esempio, che ha dimensioni standard che sfiorano i 2,50 metri di larghezza per una lunghezza di 9 metri, avrebbe difficoltà, richiedendo spazi di manovra e larghezze di transito minime di almeno 3,5 metri per operare con tempestività.

Le immagini aree, come visibile nel video di copertina, documentano tratti in cui, con la presenza di veicoli in transito o in sosta residua, il passaggio di un mezzo di soccorso risulterebbe fisicamente impedito o gravemente rallentato.

Insomma, in un contesto balneare come Ostia, dove il rischio di incendi o emergenze mediche aumenta esponenzialmente in estate, si riaccendono di nuovo i riflettori sulle piste ciclabili, che rischiano di far perdere secondi preziosi e vitali, a causa di una progettazione stradale angusta.

Trasporto pubblico e gestione della sosta selvaggia

A finire sotto la lente d’ingrandimento poi anche il trasporto pubblico locale (TPL). Gli autobus urbani, lunghi fino a 12 metri, necessitano infatti di raggi di sterzata e corsie ampie per evitare di invadere la corsia ciclabile o rimanere bloccati contro i cordoli.

E la nuova configurazione, rende ogni manovra un esercizio di precisione estrema che rallenta l’intero sistema di mobilità. A complicare il quadro infine, è la cancellazione sistematica di centinaia di posti auto. Senza un piano alternativo per la sosta, il rischio concreto è l’esplosione del fenomeno della sosta selvaggia: e cioè auto parcheggiate in doppia fila o fuori dagli stalli che, inevitabilmente, ridurrebbero ulteriormente lo spazio, creando un imbuto permanente proprio nel momento di massimo afflusso turistico.

Assenza di ordinanze e barriere architettoniche

Oltre ai problemi strutturali, LabUr solleva dubbi sulla legittimità amministrativa dell’opera. Ad oggi, non risulterebbe emanata una nuova ordinanza di disciplina del traffico che ufficializzi il mutato assetto viario, creando un vuoto normativo pericoloso per la gestione delle responsabilità in caso di sinistri.

La verifica poi, si estende all’accessibilità: la legge 13/1989 impone l’abbattimento delle barriere architettoniche, ma la nuova disposizione di attraversamenti e cordoli sembra ostacolare, anziché favorire, il passaggio di persone con disabilità. Con l’esposto presentato, Ls chiede ora un intervento ispettivo immediato per garantire che il lungomare torni a essere un luogo sicuro, accessibile e funzionale per tutti i cittadini.