Moto fantasma e telai abrasi: così i veicoli sparivano in due magazzini del riciclaggio a Roma sud (VIDEO)

Nei box trasformati in bunker per i mezzi rubati, moto, scooter e centraline per decodificare frequenze

Le prime luci del giorno hanno accompagnato oggi un’operazione chirurgica della Polizia di Stato nel quadrante sud-ovest della Capitale e in particolare nel Serpentone dove gli agenti hanno fatto irruzione in diverse pertinenze, svelando un sofisticato sistema di occultamento e trasformazione di veicoli rubati.

Nei box trasformati in bunker per i mezzi rubati, moto, scooter e centraline per decodificare frequenze

L’operazione coordinata dall’Autorità Giudiziaria, ha messo in luce una strategia criminale basata sulla parcellizzazione delle sedi di stoccaggio. Gli indagati, consapevoli di continui e imminenti controlli delle forze dell’ordine, avevano infatti dato il via a un processo di decentramento dei siti inizialmente utilizzati per il riciclaggio, spostando i mezzi in diversi box per far perdere le proprie tracce e rendere le indagini più complesse e frammentate.

Il ritrovamento dei veicoli e la manomissione dei telai

All’interno dei garage perquisiti, gli uomini dell’XI Distretto San Paolo e della Squadra Mobile hanno individuato vere e proprie centrali operative, dove i veicoli svestivano i panni originari, per sparire e diventare come nuovi sul mercato illecito.

Per tutti i mezzi rinvenuti il “trattamento era lo stesso”, e cioè l’abrasione totale del numero di telaio da ciclomotori e motociclette. L’espediente tra i più noti e sempre efficace utilizzato per ostacolare l’identificazione dei mezzi e spezzare il legame tra il furto e la successiva immissione sul mercato nero.

L’officina del crimine: scasso e alta tecnologia

Oltre ai veicoli fisici, i box custodivano anche un arsenale tecnico di tutto rispetto, necessario per alimentare la filiera dei furti su commissione. Gli agenti hanno sequestrato materiale idoneo allo scasso e strumenti specifici per la forzatura dei cilindri di accensione dei motoveicoli.

Tuttavia, a colpire maggiormente è stata la presenza di centraline elettroniche e sofisticati strumenti per la decodifica delle frequenze, a dimostrazione di come l’attività di riciclaggio a Corviale non fosse rudimentale, ma si avvalesse di tecnologie in grado di violare i moderni sistemi di sicurezza digitale dei mezzi più recenti. Le indagini dovranno ora stabilire la provenienza di tale strumentazione e l’eventuale coinvolgimento di tecnici specializzati.

Perquisizioni domiciliari e sequestro penale

L’intervento non si è limitato ai soli garage comuni. Gli agenti hanno esteso le verifiche anche alle abitazioni private dei sospettati dov’è stato rintracciato un ulteriore scooter, anch’esso risultato rubato dopo i primi controlli incrociati.

Tutto il materiale, inclusi diversi caschi verosimilmente impiegati per la conduzione dei mezzi durante i trasferimenti illeciti, è stato sottoposto a sequestro penale. Questi reperti saranno ora oggetto di approfonditi accertamenti tecnici e forensi per rintracciare impronte o dati digitali utili a corroborare le indagini in corso. Nonostante l’importanza dei ritrovamenti e la gravità degli indizi emersi, per tutti i soggetti coinvolti vige il principio di presunzione di innocenza.