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Le strade di Roma e Milano si preparano a diventare il palcoscenico di una protesta internazionale sul caso ICE negli USA, che unisce le lotte sindacali dei magazzini Amazon alle denunce per violazioni dei diritti umani oltreoceano.
“No alla milizia dell’ICE in Italia”: manifestazioni a Roma e Milano contro strategia del terrore, mentre decolla una petizione
Il 5 e 6 febbraio 2026, l’Unione Sindacale di Base (USB) scenderà in piazza per manifestare solidarietà ai lavoratori statunitensi, ponendo l’accento su quella che definiscono una “strategia del terrore” attuata dal governo USA.
Dagli stabilimenti Amazon alla Sapienza: Chris Smalls guida la protesta romana
L’evento centrale di Roma vedrà la partecipazione straordinaria di Chris Smalls, il fondatore dell’Amazon Labor Union, con l’obiettivo di creare un ponte tra il precariato europeo e le lotte per i diritti civili in America, denunciando gli abusi di agenzie come l’ICE (Immigration and Customs Enforcement).
A Roma, la mobilitazione si concentra in un luogo simbolo della partecipazione studentesca e politica: la Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza. Il 5 febbraio, alle ore 17.00, l’aula Venturi ospiterà un evento che va oltre la semplice conferenza, trasformandosi in un’assemblea di resistenza internazionale.
Protagonista assoluto sarà Chris Smalls, il sindacalista che ha fatto tremare i vertici di Amazon negli Stati Uniti, la cui presenza a Roma serve a suggellare l’alleanza tra il sindacalismo di base italiano e i movimenti dei lavoratori d’oltreoceano.
La scelta della Sapienza non è casuale: l’obiettivo di USB è denunciare la “repressione dell’Ice” e le violenze della polizia statunitense davanti a una platea di giovani e lavoratori, ribadendo un fermo “no” alla presenza di milizie americane sul suolo italiano.
L’antefatto: le morti di Renee Good e Alex Pretti
La mobilitazione non nasce dal nulla, ma affonda le radici in episodi di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica globale.
Durante l’incontro infatti, verranno sviscerati i dettagli delle esecuzioni di Renee Good e Alex Pretti, portando la testimonianza di chi vive quotidianamente il conflitto tra diritti civili e controllo repressivo nei quartieri e nei luoghi di lavoro degli USA.
Le immagini di fermi arbitrari, privi di reale fondamento legale, e di bambini arrestati hanno alimentato la convinzione che esista una volontà politica deliberata di terrorizzare interi quartieri e istituzioni scolastiche.
Secondo i portavoce sindacali, queste azioni non sono incidenti isolati, ma tasselli di una politica repressiva mirata a colpire le fasce più deboli della popolazione e a soffocare le istanze di cambiamento sociale che partono dal basso, dai luoghi di lavoro e dalle comunità locali.
“Ice Out!”: la piazza milanese e il caso degli atleti olimpici
La protesta si sposterà a Milano venerdì 6 febbraio, con un presidio in Piazza Gaza alle ore 14.30. Lo slogan scelto, “Ice Out!”, sintetizza la richiesta di estromettere le agenzie di controllo migratorio dalla vita civile e sportiva.
Un punto particolarmente critico sollevato da USB riguarda la presunta partecipazione della “milizia” dell’ICE alla gestione della sicurezza per gli atleti statunitensi in Italia. Il sindacato definisce “un insulto al nostro Paese” il fatto che agenti accusati di violazioni dei diritti umani possano operare sul suolo italiano, per garantire la protezione di delegazioni sportive. Una commistione tra sicurezza internazionale e repressione interna, che viene letta come una sfida alla sovranità nazionale e ai valori democratici condivisi.
Il “No” categorico di Sala: Milano chiude le porte all’ICE
Il sindaco Giuseppe Sala ha alzato un muro invalicabile contro l’arrivo dell’Immigration and Customs Enforcement a Milano, criticando apertamente l’atteggiamento ambiguo del ministro Piantedosi.
Il primo cittadino ha definito l’ICE un corpo di polizia che agisce nella totale illegalità, denunciando metodi brutali come le perquisizioni domiciliari eseguite senza alcun mandato esterno. Secondo Sala, le modalità d’azione di questa agenzia statunitense, accusata di gravi violenze, sono strutturalmente incompatibili con i principi democratici che regolano la sicurezza in Italia, rendendo la loro presenza inaccettabile per la città.
La petizione popolare: lo “spirito olimpico” contro la violenza
Parallelamente allo scontro istituzionale, è decollata una petizione nazionale per impedire che l’ICE operi in Italia durante le Olimpiadi di Milano-Cortina. Il testo della raccolta firme descrive gli agenti americani come una milizia paramilitare, paragonandoli a mercenari o pretoriani dediti a crimini e soprusi che stridono con i valori di pace della carta olimpica.
I promotori esortano il popolo italiano a respingere questa “presenza non grata”, considerata pericolosa per la sensibilità democratica del Paese e del tutto inadatta a garantire la sicurezza in un evento di fratellanza mondiale.


















