Inps non aggiorna il programma informatico: impossibile il supplemento di pensione per chi continua a lavorare

Penalizzati soprattutto i giornalisti che continuano a lavorare dopo il 67 anni: dopo più di tre anni dall’accorpamento dell’Inpgi, manca ancora il programma che calcoli l’adeguamento della pensione

ASSISTENZA-INPS
Immagine di repertorio.

Centinaia di giornalisti che continuano a lavorare dopo aver maturato la pensione, quindi oltre i 67 anni, non possono vedersi aggiornato l’assegno mensile perché l’Inps non dispone del programma di calcolo. Passati più di tre anni dall’accorpamento dell’Inpgi, l’originario istituto di previdenza dei giornalisti, l’Inps infatti non ha ancora acquisito il programma informatico per il ricalcolo della pensione.

Penalizzati soprattutto i giornalisti che continuano a lavorare dopo il 67 anni: dopo più di tre anni dall’accorpamento dell’Inpgi, manca ancora il programma che calcoli l’adeguamento della pensione

E’ l’ennesimo disservizio dell’Istituto nazionale di previdenza Inps. E a rimanerne vittima sono alcune centinaia di giornalisti che hanno scelto di lavorare oltre l’età della pensione ovvero coloro che continuano a versare i contributi previdenziali pur percependo la pensione ma non possono vedersi aggiornato l’assegno mensile.

La vicenda è un po’ ingarbugliata e merita una spiegazione. Una legge dello stato, la 112/2008, consente di lavorare in pensione permettendo il pieno cumulo tra redditi da pensione e quelli da lavoro. I contributi versati durante l’attività lavorativa post-pensione, possono generare un supplemento di pensione che si può richiedere ogni due anni. Significa, in buona sostanza, che parte dei contributi versati durante l’attività lavorativa oltre i 67 anni vanno ad aggiungersi periodicamente alla pensione.

Il 1° luglio 2022 l’Inpgi, istituto di previdenza dei giornalisti, è stato accorpato all’Inps che, dunque, da quella data gestisce tutti i servizi collegati anche all’aggiornamento della pensione di chi continua a lavorare (e a versare contributi) oltre i 67 anni.

Diritti violati per non spendere pochi euro

Succede, così, che alla richiesta di aggiornamento della pensione (procedura che nell’Inps si chiama Supplemento di pensione) i giornalisti che ne fanno richiesta si vedono rispondere che questo non è possibile. C’è chi attende da due anni una risposta affermativa ma, al suo posto, riceve una laconica risposta automatica: “la Sua tipologia di pensione non può essere gestita e siamo in attesa dell’implementazione delle procedure”. In poche parole, confermano dal Polo Inpgi dell’Inps, l’istituto di previdenza non ha ancora acquistato il programma informatico che consente di procedere al ricalcolo e quindi all’aggiornamento delle pensioni.

Insomma, per poche decine di euro l’Inps viola il diritto dei lavoratori di vedersi riconosciuti sulla pensione i nuovi contributi versati.