Dopo dieci anni di battaglie legali tra un Comune di Città metropolitana e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, è stato notificato un pignoramento dei beni nei confronti dell’ente statale per un debito milionario. Sembra incredibile, ma stavolta è stato l’ente pubblico, noto per essere il braccio operativo dello Stato nella riscossione dei tributi, a trovarsi dalla parte opposta del tavolo, dopo dieci anni di battaglie legali.
Dopo un decennio di contenzioso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione finisce dalla parte dei debitori: il pignoramento che chiude una lunga vicenda giudiziaria
La vicenda paradossale, è avvenuta a Ciampino, dove non un cittadino o un’azienda sono stati pignorati, bensì l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, costretta a subire il provvedimento per un debito con il Comune, che affonda le radici in una questione iniziata oltre dieci anni fa.
Un debito lievitato negli anni a 24 milioni di euro
L’ufficiale giudiziario presso la Corte d’Appello di Roma ha notificato all’Agenzia un pignoramento complessivo di ben 24 milioni di euro, eseguito su tre diversi istituti di credito. Il debito effettivo è di poco più di 5,6 milioni, ma la cifra era lievitata a causa delle maggiorazioni previste per legge in caso di pignoramento.
Il tutto ha preso il via nel 2014, quando il Comune di Ciampino ha deciso di citare in giudizio Equitalia Sud, l’allora concessionaria della riscossione coattiva dei tributi comunali. Il motivo: inadempienze nella gestione delle entrate, dalle tasse locali alle multe stradali, fino ai pagamenti per mense scolastiche e servizi idrici.
Secondo il Comune, Equitalia aveva “omesso in parte” di recuperare le somme dovute, violando la convenzione stipulata nel 2008. Da qui la richiesta di un risarcimento danni da oltre 11 milioni di euro, accolta nel 2015 dalla Corte dei Conti, che condannò Equitalia Sud a pagare circa 12 milioni.
Sentenze, appelli e rinvii
La società a quel punto presentò ricorso, e nel 2018 la Corte dei Conti ridusse l’importo del risarcimento a 9 milioni e 793 mila euro, e dopo lo scioglimento di Equitalia, tutti i rapporti giuridici passarono automaticamente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che proseguì la battaglia legale.
Tra ricorsi e revocazioni, arrivò anche la Cassazione, che nel 2020 confermò la sentenza, rendendola definitiva, quando nel frattempo, l’Agenzia aveva versato solo 4 milioni e 10 mila euro, lasciando un debito residuo di quasi 5,8 milioni, e il comune, stanco di attendere, aveva dato un nuovo mandato per procedere con un atto di precetto da oltre 5,8 milioni di euro, preludio all’esecuzione forzata. Un’intimazione formale di pagare il debito, con l’avvertimento che, in caso di mancato adempimento sarebbe scattato il pignoramento.
La richiesta di sospendere il pignoramento e la risposta del Tribunale
L’Agenzia tentò una nuova opposizione presso il Tribunale di Roma, che nel marzo 2024 rideterminò il debito in 5 milioni e 162 mila euro. Anche questa decisione fu impugnata, ma la Corte d’Appello respinse la richiesta di sospendere la provvisoria esecutorietà, fissando l’udienza per il 2 aprile 2027.
Nel frattempo, l’Agenzia versò appena 11.978 euro, aprendo così la strada all’intervento dell’ufficiale giudiziario e al successivo pignoramento.


















