A 70 anni, e con due ergastoli alle spalle, Angelo Izzo si laurea in Giurisprudenza

Angelo Izzo, il “mostro del Circeo” corona il sogno accademico: un traguardo tra pentimento, provocazione e memoria di crimini che l’Italia non può dimenticare

Angelo Izzo, foto AdnKronos

Angelo Izzo si è laureato. Sì, proprio lui: il “mostro del Circeo”, protagonista di alcune delle pagine più buie della cronaca italiana, ieri, 14 ottobre, detenuto nel carcere di Velletri, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza con un punteggio di 92 su 110. Un titolo che arriva a cinquant’anni dal massacro del Circeo e a venti anni dal delitto di Ferrazzano — due episodi che da soli raccontano l’abisso in cui è precipitata la vita di un uomo che, ancora oggi, continua a far discutere.

Angelo Izzo, il “mostro del Circeo” corona il sogno accademico: un traguardo tra pentimento, provocazione e memoria di crimini che l’Italia non può dimenticare

La notizia, riportata dall’Adnkronos, ha suscitato reazioni contrastanti: per qualcuno è una tappa del suo percorso di “risocializzazione”, per molti altri è solo l’ennesima provocazione.

Quel che è certo è che Izzo ha discusso la tesi nel carcere in cui è detenuto, davanti ai docenti dell’Università Roma Tre, con il professore Paolo Alvazzi Del Frate come relatore.

Il titolo scelto? “Il lato oscuro dell’illuminismo giuridico”, un’analisi teorica che suona quasi come un ossimoro se accostata alla biografia del suo autore.

Secondo il suo avvocato, Rolando Iorio, Izzo si è detto “orgoglioso” del risultato. “È un traguardo importante, un segnale psicologico positivo”, ha dichiarato il penalista, aggiungendo però con realismo: “Dubito che potrà mai esercitare la professione”.

Due ergastoli, due massacri, una scia di orrori

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Angelo Izzo, foto Archivio Storico dell’Istituto Luce

Angelo Izzo non è un nome qualunque. È il volto di uno dei più noti casi di violenza e ferocia della storia criminale italiana. Il suo primo crimine noto è il massacro del Circeo, nel 1975: insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira attirò due giovani, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, in una villa a San Felice Circeo. Le torturarono e violentarono per oltre trenta ore. Rosaria non sopravvisse. Donatella, fingendosi morta, riuscì miracolosamente a salvarsi.

Izzo venne arrestato e condannato all’ergastolo. Ma questo non bastò a fermarlo.

Nel 2004 ottenne la semilibertà, e nell’aprile del 2005 uccise nuovamente: stavolta le vittime furono Maria Carmela Linciano e sua figlia Valentina Maiorano, moglie e figlia di un collaboratore di giustizia.

Anche per questi omicidi fu condannato all’ergastolo. Un errore giudiziario che ha scatenato polemiche feroci sulla concessione della semilibertà a un soggetto recidivo e ad altissimo rischio.

Una tesi in cella, un pentimento senza spettacolo

Laurearsi in carcere non è un’impresa da poco. Lo riconoscono anche gli esperti di giustizia rieducativa. Ma il caso di Izzo sfugge alle letture semplicistiche.

Alla domanda sul pentimento, risponde con una riflessione ambigua: “Il pentimento è una cosa interiore, non da esibire. Non credo nei mostri: credo che ogni uomo, sotto pressione, possa compiere atti mostruosi”. Poi aggiunge: “Sono sempre stato una persona generosa e gentile, e non mi riconosco più in quello che sono stato”.

Un tentativo di autodifesa o una presa di coscienza? Difficile dirlo. Resta il fatto che Angelo Izzo oggi studia, legge, scrive e — secondo quanto riferito — devolve parte del suo denaro a cause benefiche. Gesti che, almeno nelle intenzioni, sembrano voler raccontare un’altra versione di sé. Una versione diversa dal ragazzo cresciuto nei quartieri bene di Roma, fra politica neofascista, violenza, droga e stupri seriali.

Un passato che non si cancella

Angelo Izzo, romano dei Parioli e figlio di un costruttore, era già noto alla polizia prima del Circeo.

Negli anni Settanta ha partecipato a rapine e violenze spesso mascherate da incontri politici della destra eversiva romana.

Il giudice Guido Salvini ne tracciò un profilo inquietante: non un teppista qualunque, ma un uomo legato profondamente a circuiti eversivi dell’estrema destra. Negli anni ha anche collaborato a fasi alterne con la magistratura, fornendo versioni — a volte riscontrate, altre no — su stragi come quella di Bologna, l’omicidio Mattarella, e altri episodi oscuri della storia italiana.

Ma è stato soprattutto un criminale seriale, pronto a manipolare, sedurre e colpire. E lo ha fatto più volte, anche dopo la condanna definitiva.

Scrittore, marito, detenuto a vita

Izzo ha sempre coltivato la scrittura, senza mai pubblicare ufficialmente nulla. Un suo manoscritto, The Mob, giace inedito dal 2005: un’autobiografia romanzata di una gioventù tra stupri, violenza e arroganza borghese.

Nel 2010 ha anche sposato la giornalista Donatella Papi, che per un periodo ha sostenuto la sua innocenza, salvo poi prendere le distanze.

Oggi Izzo ha 70 anni. È detenuto in un reparto ad alta sicurezza. Sta scontando due ergastoli e ha sulle spalle una biografia che sarebbe bastata a riempire più vite. È improbabile che lasci mai il carcere. Ma dentro quelle mura, continua a scrivere, a studiare, a raccontarsi. E ora può anche aggiungere alla sua scheda detentiva un titolo accademico.