La morte di Simona Bortoletto investita a Fiumicino, ha destato incredulità soprattutto quella di chi la conosceva fin dagli anni della scuola. In attesa che gli investigatori facciano piena luce sulla vicenda, amici e parenti piangono la morte di una madre e donna descritta come esemplare.
La morte di Simona investita a Fiumicino dopo essere andata al distributore automatico del bar tabacchi, così è riuscita a salvare il suo bambino
Un’incredulità dovuta anche al fatto che la ricostruzione della dinamica dell’incidente poggia su basi ancora molto fragili. Ma chi conosce via Redipuglia, in prossimità della rotatoria vicino al distributore di carburante dove è avvenuto l’impatto fatale, e soprattutto conosce le abitudini della 35enne originaria di Coccia di Morto, ma trasferitasi a Isola Sacra a due passi dal luogo della tragedia dopo il matrimonio, ha pochi dubbi.
“Simona, come faceva spesso di sera -ragiona Cristian Giulianelli, 43 anni ma amico da sempre della giovane- deve essere andata a comprare le sigarette insieme all’unico figlio di 7 anni al distributore automatico del bar vicino alla farmacia comunale. Un pezzo a piedi di circa 150 metri, neanche tanto lungo e che costringe a percorrere via Redipuglia su un marciapiede molto stretto. L’impatto è avvenuto vicino alla rotatoria, forse mentre Simona attraversava anche perché quella deviazione non impedisce di prenderla a tutta velocità, soprattutto se si accelera su un lungo rettilineo privo di curve”.
Il marciapiede non dava sicurezza
Il marciapiede non dava sicurezza. Al momento di attraversare la strada la donna deve essersi vista piombare addosso, o da dietro o di fianco, il bolide condotto da un 34enne ora accusato di omicidio stradale, forse in virtù di un tasso alcolemico molto più alto del consentito.
Per istinto, un ultimo barlume dovuto alla prontezza di riflessi, deve aver spinto il figlio lontano da sé mettendolo in salvo su una strada, aggiunge Cristian ancora sconvolto dalla notizia, che “non aveva mai registrato in passato incidenti così gravi. Non riesco proprio a farmene una ragione ci eravamo visti cinque giorni fa. Simona era incontenibile, l’avevo conosciuta quando andava a una scuola privata di Ostia in via delle Baleniere dove io andavo in palestra, era solare, sempre con il sorriso sulle labbra anche quando le cose non andavano bene”.
Come quando si era separata dal marito qualche anno fa, ma poi con la sua tenacia e il suo ottimismo Simona era riuscita a ottenere un contratto a tempo indeterminato presso l’Autogrill dell’aeroporto di Fiumicino.
“Era felicissima di quel traguardo dopo aver sofferto tante tribolazioni -ricorda Cristian- per non dimenticare la sua proverbiale generosità. Anche io lavoro in aeroporto e, di recente, mi aveva chiesto di accompagnarla a fare la spesa perché pioveva, poi avevamo fatto tappa a quel bar tabaccheria ed era uscita con caffè e un pacchetto di sigarette. Inutile dirle che non ci sarebbe stato alcun bisogno ma lei era fatta così”.
La passione per la cucina
Tantissimi amici anche su Fb. Quasi 3mila su un profilo su cui pubblicava anche foto di ricette culinarie che lasciavano intendere una passione particolare per la cucina.
“Diciamo che cucinare non era il suo talento migliore -ricorda sorridendo Cristian- una volta ci invitò a casa per una carbonara e quando servì il piatto fumante a tavola le dissi, prendendola sullo scherzo, ma che si fa così amo’? Cucini la carbonara con l’uovo crudo? Era un portento con una risata ti dava carica aveva energie da vendere per tutti”.
Adesso il corpo di Simona è custodito presso l’Istituto di medicina legale dell’università di Roma a disposizione della procura di Civitavecchia che sta coordinando le indagini sull’incidente da cui è scaturita l’accusa di omicidio stradale nei confronti dell’uomo che si trovava alla guida della Smart.
Starà al magistrato decidere se disporre l’esame autoptico sulla salma per approfondire le cause del decesso oppure soprassedere restituendo Simona alla famiglia affinché vengano celebrati i funerali.
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