Milioni di tesserine di pietra dura, scalpellate una per una e unite come un enorme puzzle: Mirella Conte, artista che ha realizzato il mosaico che si trova sulla facciata della nuova stazione Metromare di Acilia Sud Dragona, si racconta e spiega le sue scelte.
L’artista che ha realizzato il mosaico sulla facciata della nuova stazione Metromare di Acilia Sud Dragona racconta cosa raffigura e quale tecnica è stata usata
Romana dell’Infernetto, Mirella Conte è l’artista che ha realizzato il grande mosaico posto sulla facciata dell’entrata della stazione di Acilia Sud Dragona inaugurata pochi giorni fa. Diplomata al liceo artistico “Ennio Quirino Visconti” di Roma e specializzatasi nel laboratorio del maestro Giovanni Serra, famoso scultore e collagista sardo, Mirella Conte è alla sua prima opera esposta in uno spazio pubblico.
Intitolato “Lo sbarco di Enea”, il mosaico è un’opera di 26 metri quadrati circa di superficie, composta da milioni di tesserine lavorate a mano, una a una, dall’artista che le ha riunite in circa 200 quadri poi assemblati sulla parete, così come oggi li vediamo esposti sulla stazione. Commissionato all’artista dalla Regione Lazio, è un murale raffinato, elegante, che svela un gusto classico avente per tema la figura dell’eroe troiano, protagonista dell’Eneide di Virgilio e al quale la leggenda attribuisce l’origine di Roma. Pur nei rimandi tipici ai mosaici romani in bianco e nero, quello di Mirella Conte inserisce elementi fantastici per certi versi moderni, collegati al territorio e alla possibile etimologia proprio di Dragona.
Mirella Conte, cosa raffigura questo suo mosaico?
“Questo mosaico raffigura lo sbarco di Enea sul nostro litorale. Enea, che viene descritto nell’Eneide da Virgilio, l’abbiamo studiato tutti a scuola. Nel suo lungo viaggio per mare arriva sul nostro litorale e sbarca fondando forse anche le nostre origini di Roma. Chissà. È una leggenda, ma a me è piaciuto narrarla in quest’opera”.
C’è un drago in primo piano che sembra attendere il veliero di Enea…
“Questo drago in realtà è un dragone. Ossia Enea incontra nel suo sbarco appunto dei biacchi che sono i nostri serpenti, assolutamente innocui, ma che talvolta raggiungono dimensioni anche considerevoli, tanto da venir soprannominati dragoni. E da qui, probabilmente, l’etimologia della parola Dragona. Ci piace pensarla così”.
In questo mosaico si legge uno stile particolare, che richiama quelli dell’antica Roma. Giusto?
“Assolutamente sì. Vista la vicinanza così veramente stretta con Ostia Antica, questo nostro meraviglioso sito archeologico, ho voluto ricondurre la mia opera proprio ai mosaici che vengono anche lì trovati, realizzati perlopiù in bianco e nero. I quei mosaici si può riscontrare questa attenta ricercatezza dell’arte musiva nell’antica città ed io ho voluto onorare questo territorio di Dragona appunto con le sue antiche origini”.
Insomma, un omaggio al litorale romano e alla sua storia, capace di stimolare orgoglio e senso di appartenenza a questa comunità.

















