Bruciava documenti segreti nei sotterranei di Palazzo Chigi, si ammala di leucemia: vince la causa

Vent’anni nei sotterranei di Palazzo Chigi a bruciare documenti top secret: respirava amianto e solventi, lo Stato condannato per la leucemia del falegname 

Foto di repertorio

La vicenda ha tutti gli elementi di un film, ma è una storia vera. Un falegname al servizio della Presidenza del Consiglio si ammala di leucemia e, dopo una lunga battaglia legale, ottiene il riconoscimento che la sua malattia è causata dalle condizioni di lavoro.

Vent’anni nei sotterranei di Palazzo Chigi a bruciare documenti top secret: respirava amianto e solventi, lo Stato condannato per la leucemia del falegname

L’uomo, infatti, era incaricato di bruciare documenti segreti in un tunnel sotterraneo e insalubre, un’attività che ha svolto per oltre 20 anni, dal 1992 al 2013.

Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato, che ha ribaltato una precedente decisione del TAR del Lazio, il falegname era costretto a lavorare in un’ex cisterna del ‘700, priva di finestre e aerazione.

In questo ambiente, descritto dai giudici come “assolutamente privo di sistemi di aspirazione e filtraggio dell’aria”, l’uomo ha respirato per anni polveri, vernici, solventi e fibre di amianto.

Queste sostanze tossiche sono state identificate come la causa scatenante della leucemia cronica a cellule capellute che gli è stata diagnosticata nel 2012.

Riconosciuta la malattia professionale, sentenza storica

La sentenza rappresenta un precedente di grande importanza.

Si tratta infatti della prima volta che un tribunale riconosce a un dipendente con incarichi speciali presso Palazzo Chigi il diritto alla tutela della salute.

La vittoria legale, ottenuta grazie al lavoro degli avvocati Ezio Bonanni e Pietro Gambino dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona), potrebbe aprire la strada a riconoscimenti simili per altri dipendenti statali che operano in condizioni di rischio.

La Presidenza del Consiglio si era inizialmente opposta, negando ogni responsabilità. Oggi, dopo che il falegname è stato trasferito a mansioni d’ufficio e vive sotto costante sorveglianza sanitaria, l’Ona spera che si ponga fine a un lungo scontro e che vengano pienamente riconosciuti i diritti del lavoratore.