Andrea Cicini del Roma Buskers Festival: “Sogno di far diventare Ostia capitale dell’arte di strada” (VIDEO)

A Roma Vista Mare l’ideatore del Roma Buskers Festival Andrea Cicini confessa il suo amore per Ostia. Leonardo Varriale, giocoliere e funambolo, pensa a una scuola di artisti di strada

Il Roma Buskers Festival è una felice realtà consolidata. Ogni anno offre a Ostia, nel Porto turistico, il meglio dell’arte di strada. E per la sesta edizione, che si terrà dal 4 al 6 luglio, saranno ben 25 i gruppi di spettacolo provenienti da diverse parti del mondo che animeranno il festival. Qui trovi il programma dettagliato.

A Roma Vista Mare l’ideatore del Roma Buskers Festival Andrea Cicini confessa il suo amore per Ostia. Leonardo Varriale, giocoliere e funambolo, pensa a una scuola di artisti di strada

A dare corpo e sostanza al Roma Buskers Festival è Andrea Cicini, fondatore e amministratore del gruppo Match, organizzatore di eventi sul litorale romano e non solo.

Possiamo dire che il caso più clamoroso, la punta di diamante dell’arte di strada, è quello dei Maneskin che hanno iniziato proprio dai marciapiedi di via del Corso a esibirsi. In realtà questa è un’arte invece secolare, che arriva dai circensi, dal piacere di poter esprimere le proprie capacità in un pubblico che è di passaggio, non un pubblico che arriva in un teatro o in una in un’arena circoscritta.

Esatto, chi assiste all’arte di strada non compra un biglietto, ma assapora di fatto le emozioni e quei momenti che vengono donati liberamente da queste anime che offrono arte libera sulla strada, da musica, giocoleria”.

Cos’è il Roma Buskers Festival?

E’ un progetto ormai radicato su Ostia. Ricordo che uno dei grandi media, senza fare nomi, lo scorso anno intitolava ‘Ostia capitale degli artisti di strada’. Per noi è un vanto essere riusciti a portare il brand Ostia fuori da questo territorio, fuori da un municipio. Puntiamo a un coinvolgimento internazionale. Quindi diamo identità a quello che è il mare di Roma. e a un territorio come questo di Ostia, che di fatto rappresenta cultura, ha un valore storico enorme. Il progetto stesso del Basker nasce dove Fellini girò il finale del film ‘Otto e mezzo’, con lo sfondo di Tor San Michele, riempiendo questo posto di clown che ballavano tra squilli di tromba, Mastroianni e le impalcature. Questa immagine è una icona che si lega a questo progetto. Evento che nacque nel periodo del Covid, delle famiglie erano chiuse in casa con i figli con la DAD. C’era una pesantissima compressione emotiva sia per i bambini che per gli adulti. Quindi ci siamo detti ‘Abbiamo questo spazio bellissimo, da poter utilizzare senza troppi vincoli regolamentari. Proviamo a fare un Roma Basker Festival, quindi con gli artisti di strada. Da lì siamo partiti con una comunicazione nazionale a tappeto, creando un attimo di shock e di curiosità nel contesto. E nella prima edizione abbiamo accolto quasi 15mila persone”.

“La cosa bella che a me fa venire la pelle d’oca, è l’essere riusciti a farlo diventare l’occasione per mettere insieme famiglie, adulti, bambini, nonni seduti a terra e sorridere osservando l’arte. Tutti sullo stesso piano. E la risposta è stata eccezionale. Abbiamo visto artisti che addirittura sono stati presi da qui e portati su alcune barche per fare delle esibizioni private. E da lì abbiamo detto: ‘E’ un progetto bellissimo, dobbiamo continuarlo’”.

La presenza delle imbarcazioni come fondale è l’unico elemento che vi distingue dagli altri festival del settore?

Sicuramente il porto turistico di Roma è uno spazio, un territorio, estremamente particolare. Di fatto siamo sul mare ma abbiamo la terraferma, c’è l’oasi Lipu nostro partner, abbiamo Ostia antica, il Parco letterario di Pasolini c’è l’idroscalo. Il coinvolgimento del territorio è molto forte, quindi questo ci fa abbracciare ancora di più l’aspetto del progetto sociale. Un aneddoto che racconto sempre è quello di un ragazzo che accompagnava la nonna sulla sedia a rotelle. Quando mi ha confessato che la nonnina aveva 105 anni, ho fermato lo spettacolo e l’ho fatta salire sul palco per prendersi gli applausi del pubblico”.

Insomma, non solo una festa degli artisti di strada ma anche un’operazione sociale?

È un evento inclusivo. Ormai viaggiamo su 20 30.000 persone l’anno. Il Festival è davvero uno spazio di libertà. Arrivano anche artisti non organizzati nel programma che si mettono sotto i portici liberamente. L’importante è che le loro esibizioni poi non disturbino”.

Leonardo Varriale lei è un giocoliere e funambolo. Perché si fa la scelta di diventare un’artista di strada?

Beh, ci sono tantissimi motivi differenti che portano una persona, un individuo, non per forza un artista all’inizio a mettersi in strada e a cercare un’espressione libera. Poi questa può essere una scelta, appunto, puramente artistica e creativa”.

Come può essere una scelta professionale?

L’immagine dell’artista di strada felliniano è solo un’immagine cinematografica ormai legata a quel passato, in questo momento storico. Il film ‘La strada’ con Anthony Queen e Giulietta Masina non rappresenta più neanche lontanamente la realtà delle cose. Sì, ci sono ancora degli artisti di strada girovaghi che hanno la loro la loro esibizione da saltimbanchi e vanno di piazza in piazza ma la realtà più comune è quella professionale. Chi fa questo tipo di performance in strada, come nel mio caso da giocoliere ed equilibrista, lo fa tendenzialmente a livello professionale. Poi ci sono anche persone che si improvvisano, persone che usano la strada come trampolino di lancio, come banco di prova. È pur sempre molto più facile, almeno rispetto alla logistica, andare in strada e proporre il proprio spettacolo piuttosto che trovare un ingaggio a teatro. Che poi sia facile anche emotivamente, è un altro discorso: è molto difficile prendere il coraggio di mettersi in strada e di spogliarsi di tutte le proprie rigidità e insicurezze e mettersi a confronto diretto con un pubblico che non ha niente da perdere e niente da regalare”.

Che atteggiamento ha il pubblico nei confronti dell’artista di strada?

Dipende dalle piazze, dipende dalle giornate, dipende dal contesto. Un’artista arriva nella piazza di una città, di un paese, di una località turistica o anche di un posto in cui c’è una vita, una quotidianità, dove la vita scorre a prescindere dalla presenza dell’artista. La sensibilità di chi si mette in strada è quella di intercettare l’energia di questa della piazza e trovare il modo di trasformarla per proporre il proprio spettacolo e quindi attuare una trasformazione del dell’atmosfera che la sua esperienza gli indica”.

E Ostia che piazza è?

Ostia è una piazza storica per gli artisti di strada romani, in particolare il Pontile e piazza Anco Marzio. E lì regolarmente, da quando cominciano le belle le belle giornate, si riempie di artisti di strada che fanno addirittura, in alcuni casi, la fila per potersi esibire. Ed è una piazza reattiva, una piazza buona cioè è positiva l’accoglienza da parte del pubblico”.

Roma lo è altrettanto?

Alcune zone di Roma lo sono, in particolare piazza Navona. Roma è grande, quindi ogni piazza ha la sua peculiarità. Il centro è un luogo turistico vivace”.

C’è stato un momento di tensione tra la pubblica amministrazione e gli artisti di strada quando Roma ha inteso regolamentare questa attività: che ne pensa?

Penso che la tensione fra le pubbliche amministrazioni e gli artisti di strada è una storia continua, che non si è mai interrotta, almeno da quando sono entrato in questo mondo, quindi da una ventina di anni a questa parte. Si è costituito un comitato tanti anni fa, che ultimamente ha ripreso vita, che si chiama Coras, il coordinamento degli artisti di strada romani. Tendenzialmente la  posizione delle Istituzioni non è quella di trovare il modo di valorizzare e normare un’attività che esiste, ma è l’atteggiamento di chi vuole contenere e sanzionare un problema. Quindi l’incontro fra questi due mondi è molto difficile, anche perché l’arte di strada è una attività che è difficile da definire perché al tempo stesso è una libera espressione. Oltre che, per molti artisti di strada, un lavoro e quindi è difficile conciliare a livello amministrativo questi due aspetti. Impossibile ingabbiare questa realtà all’interno di regole amministrative”.

Come rispondono i giovani al fascino del busker e quali sogni nel cassetto avete?

In senso generale i giovani sono molto attratti. Il circo sta vivendo una nuova prima giovinezza. Con tutta la rivoluzione che c’è stata nel circo contemporaneo. I giovani sono interessati è speriamo che questo Festival costituisca un ambiente prolifico e creativo che possa attrarre artisti da fuori. Una scuola di formazione qui al porto? Ne stiamo dialogando cercando di superare un limite italiano, quello di fare rete. Il nostro obiettivo è quello di unire, di far promuovere tutte le realtà. E una scuola di formazione sarebbe ipotizzabile. Qui al porto abbiamo un auditorium bellissimo, da 800 posti. Magari in presenza di un bando pubblico con qualcuno che si aiuti a supportare questo progetto ce la potremo fare”.

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