E’ proprio vero, amiamo veramente la vita quando la stiamo perdendo, sotto qualunque veste ci si presenti. Oggi amo più che mai i nostri Pini perché stanno morendo.
La morte dei pini di Roma e Ostia: simbolo della crisi ambientale
Il bianco della morte dei pini: un presagio inquietante
Si, perché come diceva E.A. Poe, è il bianco il colore della morte. Vederli così alti e forti ci dava l’illusione che fossero immortali, ma come noi anch’essi invecchiano e diventano preda degli eventi e delle malattie. Come non accostare la fine di questi fragili giganti, con la fine del nostro cosiddetto evoluto mondo occidentale.
Il suono della distruzione
Adesso che il loro destino è segnato saranno abbattuti e prima o poi forse tutti. Qui dove vivo, oggi le mie giornate sono scandite dai rumori sinistri e assordanti di motoseghe ed enormi macchine trituratrici che ricordano le “trebbiatrici” di Arrakis del film Dune.
Così sono ridotti in polvere. Già, sprigionano un polvere gialla che mi riporta indietro nel tempo, quando ad aprile il loro polline si spargeva con un velo sottile che ricopriva ogni cosa e che io pativo infastidita. Poi il polline è sparito, sostituito dalla polvere nera della fumaggine con l’effetto di una pioggia di cenere.
Adesso rivedo quel giallo ma non è più annuncio di vita che rinasce ma frutto portato dal vento di ciò che resta dei loro corpi triturati.
Video di Francesca Marranghello, Consigliera Italia Nostra sezione Roma, e presidente del Comitato dei pini e di Villa Glori.



















