Green Friday: di che si tratta e cosa ci insegna!

L’idea del Green Friday nasce in Francia e raccoglie l’adesione crescente di aziende che vogliono sensibilizzare sulle tematiche dell’acquisto consapevole, senza diventare vittime del consumismo e boicottando di fatto il Black Friday, che ogni anno favorisce gli acquisti online danneggiando i piccoli commercianti locali.

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Per assicurarsi di partecipare al Green Friday occorre fondamentalmente effettuare almeno una delle quattro azioni:

  • astenersi dalle ingannevoli e accattivanti promozioni del venerdì
  • donare una percentuale del fatturato del giorno ad un’associazione
  • promuovere un consumo responsabile
  • scegliere di comprare in negozi fisici piuttosto che su Amazon o su altre piattaforme online colossali

Green Friday: dalla Francia all’Italia, tutte le iniziative

Dalla Francia il Green Friday è arrivato da qualche anno anche in Italia con diverse iniziative.

Ad esempio “Babaco Market”, il primo delivery di frutta e verdura anti spreco, ha scelto di prendere le distanze dai meccanismi di svendita e saldi del BlackFriday per concentrarsi sulla valorizzazione dei prodotti “brutti ma buoni” e di chi lavora nei campi per renderli disponibili. In questo modo l’azienda vuole favorire il proliferarsi di un ciclo virtuoso di economia circolare che aiuta i piccoli produttori a sopravvivere e permette al consumatore finale di contrapporre una scelta etica ed ecologica alle logiche di acquisto più consumistiche.

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Anche Ikea ha deciso di dare una svolta green al suo giro di affari e di riacquistare i mobili di sua produzione già usati dai clienti, offrendo in cambio dei buoni spesa. L’iniziativa è attiva ora in Italia fino al 6 dicembre.

Dunque, più in generale, lo spirito di un Green Friday senza troppi estremismi è quello di cercare di limitarsi ad acquistare solamente ciò di cui si ha reale necessità, riducendo gli atteggiamenti di consumo smodati tipici di questo folle venerdì.

Questa giornata può diventare invece un’occasione di riflessione sul nostro modo di approcciarci allo shopping, meditando sulle possibilità di un ritorno alla valorizzazione dei negozi locali, di prodotti più sostenibili e di filiere corte.

Articolo di Alessia Pasotto

dottoressa in Economia dell’Ambiente e dello Sviluppo

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