Confiscato patrimonio dell’esponente di una cosca calabrese: era insediato ai Castelli

La confisca nell'ambito dell'operazione "Ragnatela": le indagini sulle attività ‘ndranghetiste ai Castelli e romane vicine alla “Banda della Magliana”

La Polizia di Stato ha confiscato il patrimonio dell’esponente di una nota cosca calabrese della Provincia di Reggio Calabria, che da anni si era insediato nei Castelli Romani.

L’uomo faceva capo ad una famiglia di Gioia Tauro, che aveva investito i proventi dei reati di bancarotta fraudolenta e seriali intestazioni fittizie di beni, in complessi immobiliari. Tra i beni confiscati irrevocabilmente al soggetto, oltre alle disponibilità finanziarie e due zanne di avorio elefantino, del valore di oltre 160mila euro, ci sono anche tre unità immobiliari.

La confisca nell’ambito dell’operazione “Ragnatela”: le indagini sulle attività ‘ndranghetiste ai Castelli e romane vicine alla “Banda della Magliana”

Sono stati gli agenti della Polizia di Stato della Divisione Anticrimine – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali – della Questura di Roma, ad eseguire il provvedimento di confisca, divenuto definitivo all’esito della pronuncia della Corte d’Appello di Roma, delle unità immobiliari, nonché della disponibilità finanziarie su un conto corrente e delle zanne di avorio elefantino.

La confisca a tre anni dall’operazione “Ragnatela”

Il risultato odierno arriva a tre anni dell’avvio dell’operazione “RAGNATELA” da parte degli specialisti della Divisione Anticrimine – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali, che hanno ricostruito l’evoluzione criminale di due indagati, analizzando la loro posizione economico-patrimoniale, insieme a quella dei componenti dei rispettivi nuclei familiari.

Nel primo caso si trattava dell’uomo di origini calabresi, che si era insediato nella zona dei Castelli Romani, inserendosi in pericolosi contesti di criminalità organizzata di matrice “ndranghetista”, operante nel Mandamento tirrenico, e cioè la sovrastruttura territoriale della ‘ndrangheta, che si pone come organo di raccordo tra il sovrastante Crimine e le sottostanti locali, che si trovano nella provincia di Reggio Calabria della piana di Gioia Tauro e dell’area tirrenica.

L’altro soggetto, era invece un romano dedito fin dagli anni ’70 ad attività criminali come l’usura e il riciclaggio di capitali illeciti, per conto della ‘Ndrangheta, della Camorra e di Cosa Nostra, nonché nell’interesse della “Banda della Magliana”.

Nei confronti di entrambi, già a marzo del 2021, il locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione, a seguito della proposta del Questore di Roma, aveva disposto, prima il sequestro e poi la confisca a maggio del 2023, di beni patrimoniale del valore complessivo di oltre 3 milioni di euro a loro riconducibili.

Rispetto alla quale i due avevano proposto ricorso alla Corte d’Appello – 4 Sezione Penale – che con provvedimento del 9 aprile 2024, confermava il decreto impugnato divenuto definitivo per il soggetto calabrese.

Nella misura è certificata una rilevante sproporzione tra fonti di reddito lecite, attività economica esercitata e disponibilità di beni posseduti direttamente o indirettamente dal soggetto, ritenuto esponente di una nota cosca della Provincia di Reggio Calabria, e in particolare di Castellace di Oppido Mamertina.

Nel corso di una più recente operazione denominata “PROPAGGINE”, è poi emersa l’esistenza di consolidati rapporti fiduciari d’affari tra l’appartenente alla famiglia calabrese ed un altro nucleo familiare di Sinopoli.

L’uomo sarebbe peraltro, il cognato di un altro elemento di spicco della cosca calabrese, direttamente collegata alla famiglia di Gioia Tauro e anche il consuocero del boss Rocco Molé, assassinato nel 1° febbraio del 2008.

Proprio colui che a 16 anni, già coinvolto negli affari di famiglia tra traffico di armi e pizzo, aveva chiesto al tribunale dei minori di partecipare al progetto “Liberi di scegliere” gestito da Libera, per tranciare i rapporti con la malavita calabrese e con i familiari, che invece lo avevano di nuovo risucchiato nella spirale senza luce.

“L’odierna confisca definitiva – spiegano -, costituisce un importante risultato anche sotto il profilo simbolico, poiché restituisce alla collettività beni da sempre saldamente attestati nella sfera patrimoniale illecitamente accumulata dalle cosche egemoni nella fascia tirrenica calabrese”.