Un’unica drammatica certezza – la morte di un uomo di 33 anni, padre di quattro figli – e un filone di inchiesta su due fronti a piazzale Clodio. La procura di Roma ha iscritto due indagati per la morte di Roberto Mohamed, il giostraio romano di 33 anni, padre di quattro figli, deceduto dopo un incidente stradale e un controverso passaggio in ospedale.
L’incidente, l’arresto, il ricovero e poi la morte. Due gli indagati per la morte di Roberto Mohamed, uno è un medico
Le ipotesi di reato formulate dal pubblico ministero Francesco Paolo Marinaro sono omicidio stradale e omicidio colposo: sul registro degli indagati sono finiti un automobilista e un medico del Policlinico Tor Vergata.
Ma è sul fronte medico che l’inchiesta si concentra in particolare. Dopo l’incidente Roberto, alticcio al volante e coinvolto in un incidente, era stato sottoposto a fermo dalla Polizia Locale e diversi video e foto testimoniano che era finito in pronto soccorso in stato di eccitazione ma in buona forma fisica, dopo tre giorni la morte.
L’incidente a Tor Bella Monaca e i concitati momenti dell’arresto
I fatti risalgono alla sera del 9 novembre 2025, intorno alle ore 20. Roberto si trova alla guida della propria vettura lungo via di Tor Bella Monaca; con lui c’è anche il figlio piccolo. All’improvviso lo scontro con un’altra utilitaria.
Quando sul posto arrivano le pattuglie della Polizia Locale, la situazione precipita in pochi minuti. Il 33enne — a cui verrà successivamente riscontrato un tasso alcolemico pari a 2,75 g/l — appare in forte stato di agitazione.

Nel timore che il figlio rimasto coinvolto nell’impatto possa essersi fatto male, tenta a tutti i costi di salire a bordo della pattuglia per accompagnarlo in pronto soccorso il prima possibile. I vigili lo fermano e faranno scattare l’arresto con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e tentato furto dell’auto di servizio.
La sedazione in ospedale e il quadro clinico
Trasportato in ambulanza al Policlinico Tor Vergata sotto la custodia delle forze dell’ordine, l’uomo viene sottoposto a una sedazione profonda con intubazione. Il trattamento sanitario viene ripetuto una seconda volta poco dopo per consentire l’esecuzione di una TAC.
Nelle ore successive il quadro clinico peggiora rapidamente, fino a rendere necessario il trasferimento d’urgenza nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale San Filippo Neri. È lì che, all’alba del 12 novembre, il cuore di Mohamed smette di battere. La rabbia e il dolore di familiari e amici scatta immediatamente.
I primi risultati dell’autopsia

A fare luce sulle cause del decesso sono stati i primi esiti dell’esame autoptico, svolto alla presenza del consulente di parte nominato dalla famiglia assistita dall’avvocato Marco Bottaro.
Dall’autopsia è emersa tra le cause della morte una polmonite ab ingestis: durante lo stato di sedazione profonda, la risalita dei succhi gastrici ha provocato un versamento nei polmoni, innescando un’infezione sistemica che si è rivelata fatale.
Il dolore dei familiari: «Morto per malasanità, vogliamo giustizia»
Mentre la magistratura prosegue gli accertamenti per ricostruire con esattezza la catena delle responsabilità, i familiari di Mohamed si sono riuniti più volte in presidio per chiedere risposte immediate.

«Dopo la tragedia non abbiamo saputo più nulla», dichiara a Canaledieci la madre di Roberto, Donatella.
«Mio figlio era in buone condizioni quando è entrato in ospedale e adesso non c’è più. Io ho perso un figlio e quattro bambini un padre. Chiediamo giustizia. Cosa è successo? Roberto era solo in stato di eccitazione perché aveva bevuto durante una festa.
Non voleva rubare l’auto dei vigili, è stato lui a fermare i vigili, voleva portare il figlio in ospedale: nell’incidente il bambino aveva sanguinato a un labbro. Solo perché alticcio non meritava abbastanza attenzioni dentro un ospedale?».



















