I Due Leoni della Casilina tornano a casa: storia, degrado e rinascita dei monumenti simbolo dell’identità del quartiere

Dalle tenute storiche degli anni '30 all'ingresso della Metro C: la storia dei Due Leoni della Casilina, oggi restaurati e restituiti al quartiere

Dopo anni di degrado, interventi di viabilità e atti vandalici, le iconiche sculture in pietra-cemento e calcestruzzo sono state completamente restaurate: ricollocate all’ingresso della stazione Metro C Due Leoni-Fontana Candida, le due opere tornano finalmente a rappresentare la memoria storica e l’identità del Municipio VI.

Dalle tenute storiche degli anni ’30 all’ingresso della Metro C: la storia dei Due Leoni della Casilina, oggi restaurati e restituiti al quartiere

Ci sono simboli capaci di sfidare il tempo, l’incuria e il ritmo travolgente dell’espansione metropolitana, rimanendo ancorati al cuore di chi quei luoghi li vive quotidianamente. Nella periferia est di Roma, lungo la direttrice della via Casilina, due maestose statue in pietra-cemento e calcestruzzo hanno segnato per quasi un secolo la memoria visiva della Borghesiana. Oggi, dopo un lungo e atteso percorso di recupero istituzionale, i Due Leoni tornano a splendere e a presidiare il quartiere a cui hanno regalato l’identità e il nome.

Le origini negli anni Trenta tra grandi tenute agricole e il cinema di un tempo

A dare l’ufficialità e il via al ritorno a casa dei due storici manufatti è stato un post diffuso sui canali social da Lele (Emanuele Licopodio), consigliere municipale della Lega nel Municipio VI.

Attraverso lo scatto che ritrae le complesse operazioni di imbragatura e sollevamento tramite gru per il trasporto delle sculture, la rappresentante del parlamentino locale ha voluto condividere con i cittadini l’emozione per la positiva conclusione dell’iter:

«Tornano i Due Leoni nel Municipio VI! Finalmente, dopo un accurato restauro, tornano sul nostro territorio i Due Leoni della Casilina». Un messaggio che ha immortalato la fase finale di un cantiere tanto atteso, suggellando il momento in cui la memoria storica della comunità si riappropria del suo spazio pubblico più rappresentativo.

Per comprendere il valore affettivo e culturale dei Due Leoni occorre riavvolgere il nastro della storia fino agli anni Trenta del Novecento. In quell’epoca, il paesaggio dell’agro romano nell’area della contrada Due Leoni e delle antiche torri — come Tor Gaia, Tor Nova, Tor Angela, Tor Vergata e Tor Monaca — era segnato da sconfinate tenute di campagna, ameni scenari agricoli e riserve di caccia per la borghesia dell’epoca.

Le due sculture furono realizzate per decorare il monumentale portale d’ingresso al cancello di una grande proprietà terriera della zona. La memoria storica locale e i racconti di quartiere hanno a lungo legato quel monumentale ingresso alla figura di Giovanni Amati, celebre impresario e produttore cinematografico noto per aver scoperto e lanciato talenti del calibro di Alberto Sordi, pur venendo la proprietà attribuita in altre fonti d’archivio alla famiglia dei conti Vaselli.

L’evoluzione della borgata e l’avanzata dell’urbanizzazione moderna

Con il passare del tempo e l’avvio delle opere di bonifica negli anni Cinquanta, la campagna ha gradualmente lasciato il posto alle prime case rurali e a un tessuto urbano sempre più denso. In questo costante processo di trasformazione della periferia capitolina, le due statue disposte all’imbocco di via Siculiana si sono trasformate in un vero e proprio punto di riferimento identitario.

Il quartiere è nato e cresciuto attorno a loro, al punto che persino la fermata della metropolitana avrebbe poi ereditato quella specifica denominazione. Tuttavia, le imponenti opere infrastrutturali dell’era moderna, le modifiche alla viabilità stradale sulla Casilina e la successiva costruzione della linea C della metropolitana, hanno finito per stravolgere il contesto originario, finendo per isolare progressivamente i due manufatti.

Decenni di abbandono, i colori dello scudetto e la vegetazione

Per diversi anni i due leoni si sono ritrovati letteralmente dimenticati e intrappolati in una sorta di limbo urbano, schiacciati tra i guardrail stradali e le recinzioni di cantiere della nuova stazione della Metro C.

La memoria dei residenti ricorda anche episodi singolari che ne hanno segnato la superficie: in occasione della vittoria dello scudetto dell’A.S. Roma nel 2001, le statue vennero interamente verniciate di giallo e di rosso da alcuni tifosi della zona, rimanendo per oltre un ventennio visibilmente coperte da quegli strati di pittura.

Con il trascorrere degli anni e il totale disinteresse, mentre una delle sculture continuava a rimanere a stento visibile agli automobilisti di passaggio, l’altra era stata quasi inghiottita dalla folta vegetazione spontanea, quasi a volersi nascondere dall’impetuosa avanzata del cemento circostante.

La svolta istituzionale e l’avvio del cantiere di restauro a Tivoli Terme

La svolta decisiva per la salvezza dei due monumenti, è arrivata grazie alle accorate segnalazioni dei cittadini e all’interessamento delle istituzioni locali e comunali, con la presentazione di un atto in Consiglio Comunale mirato alla tutela e alla valorizzazione dei due pezzi di storia locale.

Attraverso lo stanziamento di fondi dedicati e la supervisione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in sinergia con il Municipio VI, è stato così avviato un rigoroso intervento di restauro specialistico. Trasferite presso un laboratorio qualificato a Tivoli Terme, le sculture sono state sottoposte a un’accurata opera di pulitura, consolidamento delle superfici in calcestruzzo e rimozione degli strati di vernice stratificatisi nel tempo.

Il ritorno a casa e la collocazione simbolo all’ingresso della Metro C

La conclusione dei lavori di restauro e l’imbragatura per il trasporto hanno finalmente aperto le porte al ritorno a casa dei due simboli. Come stabilito dalla Sovrintendenza, la nuova sede definitiva è stata individuata proprio all’ingresso della stazione Metro C “Due Leoni-Fontana Candida”, nei pressi di via Siculiana. Questa sistemazione permette di coniugare il rispetto del patrimonio storico con la fruibilità quotidiana da parte di migliaia di pendolari, studenti e residenti.

I Due Leoni della Casilina non sono più due guardiani dimenticati ai margini della strada, ma tornano a essere la bella presentazione del quartiere, dimostrando come sia possibile preservare l’identità del passato nel dinamico dialogo con la città del futuro