Fingono di essere interessati all’acquisto di una casa popolare messa all’asta, fissano la visita dell’immobile e, una volta varcata la soglia, la occupano a sorpresa. È l’incredibile blitz messo in atto a Roma dagli attivisti per denunciare lo svendita del patrimonio abitativo pubblico e chiedere l’immediato blocco delle aste.
Azione dimostrativa degli attivisti contro il piano aste ATER: “Favoriti fondi immobiliari invece di far scorrere le graduatorie dell’emergenza abitativa”
Una strategia studiata nei minimi dettagli per accendere i riflettori su una delle ferite più aperte della Capitale: l’emergenza abitativa. Nelle ultime ore, un gruppo di attivisti e attiviste per il diritto alla casa, affiancati da diverse realtà sociali romane tra cui l’associazione di mutuo soccorso Nonna Roma, ha messo in atto un’azione dimostrativa al quartiere Esquilino.
I manifestanti hanno regolarmente prenotato un appuntamento per visionare uno degli appartamenti messi in vendita dall’ATER in via Principe Eugenio 106. Una volta ottenuta l’apertura delle porte per la visita dell’immobile, i giovani sono entrati, si sono barricati all’interno e hanno acceso fumogeni dalle finestre, esponendo striscioni e convocando un’assemblea pubblica immediata.
Le accuse ad ATER e la denuncia delle 16mila famiglie in lista
L’obiettivo dichiarato della protesta è opporsi con fermezza al piano di dismissione del patrimonio pubblico dell’ATER, l’ente preposto alla gestione e tutela dell’edilizia residenziale pubblica.
Lo scorso 7 agosto 2026 è stata infatti avviata la procedura d’asta per ben 30 immobili a uso residenziale distribuiti in tutta la città .
«Siamo entrati in un appartamento di via Principe Eugenio 106, nel quartiere Esquilino, uno dei 30 immobili che l’ATER ha deciso di mettere all’asta – spiegano gli attivisti nel loro comunicato –. A Roma ci sono 16mila famiglie che aspettano una casa popolare, ma invece di mettere queste abitazioni a disposizione di chi ne ha bisogno, si decide di venderle, facendo cassa sul patrimonio pubblico e favorendo chi può permettersi di acquistare, compresi i fondi immobiliari. Le case popolari devono essere assegnate, non vendute!».
Il ruolo di Nonna Roma e la lotta contro l’esclusione
A guidare la denuncia sociale è Nonna Roma, l’associazione di mutuo soccorso e promozione sociale fondata a Roma il 31 maggio 2017. L’organizzazione, attiva capillarmente sul territorio romano con il supporto del Comitato Arci di Roma e della CGIL, gestisce quotidianamente empori solidali (Social Market), fornisce pacchi alimentari e offre sportelli di assistenza legale gratuita contro gli sfratti e per il diritto all’abitare.
Attraverso un video pubblicato sui propri canali social ufficiali direttamente dall’interno dell’appartamento occupato, gli esponenti dell’associazione hanno ribadito con forza la propria posizione: «Mentre in questa città ci sono migliaia e migliaia di famiglie che aspettano da anni e da decenni l’assegnazione di un alloggio, si sceglie di vendere le case pubbliche agli speculatori invece di far scorrere le graduatorie. È una scelta inaccettabile che impoverisce la collettività ».
La richiesta di blocco immediato delle aste
Secondo quanto puntualizzato dalle realtà sociali per il diritto alla casa, la decisione di sottrarre 30 alloggi residenziali al circuito pubblico rappresenta un danno irreparabile per la tenuta sociale della città .
Le graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari scorrono a rilento estenuante, a fronte di una domanda sempre più pressante. Per questa ragione, il movimento chiede ai vertici di ATER la sospensione immediata delle procedure di vendita e l’annullamento delle aste previste, reinserendo tutti gli immobili nei canali dell’edilizia residenziale pubblica. «Ogni casa pubblica messa sul mercato è una casa in meno per chi si trova in una condizione di fragilità – incalzano i promotori della protesta –. Il patrimonio immobiliare pubblico deve assolvere a una funzione sociale, rispondendo ai bisogni della collettività e non alle logiche del mercato o del profitto».
La solidarietà delle istituzioni locali
A portare il proprio sostegno e la propria presenza sul luogo dell’occupazione in via Principe Eugenio è stato anche Luca Blasi, assessore alla Cultura e al Patrimonio del III Municipio di Roma Capitale (AVS).
Intervenendo direttamente a margine dell’iniziativa, l’assessore ha espresso il proprio accordo con le istanze avanzate dai movimenti: «Oggi sono andato a sostenere l’occupazione portata avanti da associazioni e movimenti di un appartamento ATER all’Esquilino, messo all’asta insieme ad altri 29 in tutta Roma. Ancora immobili immessi sul mercato per fare cassa, mentre le liste di assegnazione vanno troppo lente e il patrimonio pubblico si assottiglia. Bisogna bloccare l’asta e utilizzare anche queste abitazioni per dare sollievo alla sofferenza abitativa. La casa è la vera emergenza della nostra città : servono misure straordinarie, non vendere le case popolari».
La mobilitazione promette di proseguire anche nei prossimi giorni per impedire lo svolgimento delle aste.

















