Raid alle porte di Roma: in sei dalla Capitale per svaligiare il “Millenium”. Indagini nella rete del riciclaggio

Arnesi da scasso ed un furgone pronto al carico per 30mila euro di attrezzature sportive nella palestra Millenium, ex impianto sportivo dei Castelli Romani

Un blitz tempestivo dei Carabinieri della Stazione di Lariano e della Sezione Radiomobile di Velletri ha sventato un colpo da oltre 30mila euro nella palestra “Millenium” l’ex impianto sportivo, dove sei uomini organizzati con attrezzature e mezzo furgonato avevano fatto irruzione in pieno giorno.

Arnesi da scasso ed un furgone pronto al carico per 30mila euro di attrezzature sportive nella palestra Millenium, ex impianto sportivo dei Castelli Romani

Secondo la ricostruzione del raid avvenuto intorno alle ore 11:00 di ieri domenica 11 ottobre, a far scattare l’intervento immediato è stata la segnalazione dettagliata giunta alle forze dell’ordine dei cittadini, che indicavano movimenti sospetti ed un furto in pieno svolgimento all’interno del plesso.

Quando le gazzelle dei Carabinieri della Stazione di Lariano, supportati dal personale della Sezione Radiomobile della Compagnia di Velletri, sono confluiti a sirene spiegate nei pressi della palestra “Millenium”, attualmente dismessa, la banda era in piena attività.

All’esterno ed all’interno dell’immobile, i militari si sono trovati di fronte quattro uomini intenti a smontare ed asportare con fare concitato consistenti quantitativi di macchinari ed attrezzatura professionale da palestra, trasportandoli verso un furgone posizionato strategicamente per il carico.

Gli arnesi da scasso e i complici nascosti nei vani tecnici

I primi quattro fermati – cittadini italiani residenti a Roma rispettivamente di 60, 52, 44 e 33 anni – sono stati immediatamente bloccati ed identificati. Tuttavia, i dettagli più inquietanti ed emblematici della pianificazione del colpo sono emersi durante il successivo ed accurato sopralluogo condotto dai Carabinieri per rendicontare il materiale già sottratto e verificare la sicurezza dei luoghi. Decisi ad estendere la perquisizione in ogni singolo angolo del plesso sportivo, i militari si sono spinti fino ai locali tecnici e di servizio della struttura.

Lì, avvolti dal buio e nel disperato tentativo di sfuggire ai controlli e far perdere le proprie tracce, si erano nascosti altri due complici: un cittadino italiano di 40 anni residente a Roma ed un cittadino croato di 41 anni. La successiva perquisizione analitica ha consentito di rinvenire e porre sotto sequestro giudiziario numerosi arnesi da scasso, utilizzati dalla banda per scardinare gli accessi ed penetrare nel complesso. Il bottino complessivo che il gruppo stava tentando di trafugare ha un valore economico stimato in circa 30mila euro.

Gli arresti e la prosecuzione delle indagini preliminari

Tutti e sei i componenti del commando sono stati tratti in arresto in flagranza di reato con l’accusa di furto aggravato in concorso. Posti immediatamente a disposizione dell’Autorità Giudiziaria della Procura della Repubblica di Velletri, gli indagati sono stati tradotti presso le rispettive abitazioni in regime di arresti domiciliari, in attesa della celebrazione del giudizio con rito direttissimo. Le forze dell’ordine hanno ricordato che il procedimento versa attualmente nella fase delle indagini preliminari e che per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino all’eventuale emissione di una sentenza di condanna definitiva.

I filoni investigativi sulla rete dei ricettatori e dei basisti

L’operazione condotta a Lariano rappresenta solo il primo tassello di un’indagine ben più complessa ed articolata che i Carabinieri e la Procura intendono sviluppare nelle prossime settimane. Gli investigatori si stanno concentrando sulle modalità operative della banda: il gruppo, composto prevalentemente da soggetti romani trasferitisi in trasferta nei Castelli Romani con un furgone ed attrezzi da scasso al seguito, sembra aver agito a seguito di un sopralluogo preventivo.

Le indagini successive punteranno a chiarire l’eventuale presenza di “basisti” locali che potrebbero aver segnalato lo stato di abbandono e la presenza di materiale di pregio all’interno della struttura dismessa.

Inoltre, gli accertamenti tecnici ed i rilievi telefonici sui cellulari sequestrati agli arrestati serviranno a ricostruire la destinazione finale dei 30mila euro di attrezzatura da palestra.

L’ipotesi è che il materiale fosse già destinato ad alimentarne il mercato nero, piazzandolo a palestre private compiacenti o rivendendolo tramite piattaforme di e-commerce e canali di ricettazione sommersa operanti nella Capitale.