Dignità della morte e niente spettacolo macabro, perché ultima esecuzione pubblica negli Usa risale al 1936

(Adnkronos) – L’annuncio del Dipartimento della Difesa di voler trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, autore della sparatoria di Fort Hood, ribalta decenni di prassi consolidata in materia di pena di morte negli Stati Uniti. Dove, un secolo fa, si decise di preservare la dignità della morte e di interrompere quello che era diventato una sorta di spettacolo macabro. Se eseguita, quindi, sarebbe la prima volta che le autorità statunitensi trasmettono in diretta video un’esecuzione. Sarebbe anche la prima esecuzione pubblica negli Stati Uniti dal 1936, la prima esecuzione militare dal 1961 e la prima morte per fucilazione in ambito militare dalla Seconda guerra mondiale, secondo quanto ha notato il Death Penalty Information Center. 

L’ultima esecuzione pubblica di alto profilo negli Stati Uniti risale al 1936, con l’impiccagione di Rainey Bethea nel Kentucky, anche se ce n’è stata una successiva nel 1937 nel Missouri, come nota il Washington Post. Bethea, che era nero, fu impiccato pubblicamente per stupro dopo aver confessato lo violenza sessuale e l’omicidio di una donna bianca di 70 anni, Lischia Edwards. Il Death Penalty Information Center (Dpic), un’organizzazione senza scopo di lucro che monitora la pena capitale, sottolinea che Bethea non era mai stato incriminato per omicidio. L’impiccagione è stata eseguita in un parcheggio a Owensboro, nel Kentucky, per evitare di danneggiare il prato del tribunale a causa della folla prevista, ha dichiarato il Death Penalty Information Center, spiegando che 20mila persone hanno assistito alla sua esecuzione. L’anno successivo fu impiccato in pubblico Roscoe “Red” Jackson in Missouri e circa 500 abitanti del luogo assistettero all’esecuzione. Da allora negli Stati Uniti non si registrazione esecuzioni pubbliche. 

La decisione di terminare le esecuzioni pubbliche negli Stati Uniti è stata proprio presa dopo l’impiccagione di Bethea e lo ”spettacolo” che suscitò, con una atmosfera che le cronache del tempo descrissero come ”carnevalesca”, nota il Dpic. Citato dal Washington Post, Michael L. Radelet, professore emerito all’Università del Colorado Boulder ed esperto di esecuzioni, ha parlato delle crescenti preoccupazioni per il diffondersi delle esecuzioni come eventi popolari e con un numero sempre maggiore di persone che assistevano a impiccagioni. Non sono però mancati casi di alto profilo nei quali le esecuzioni sono state rese visibili a un gran numero di persone. Nel 2001, ad esempio, l’esecuzione tramite iniezione letale di Timothy McVeigh, l’attentatore di Oklahoma City, è stata trasmessa in diretta a un gruppo selezionato di persone tramite telecamere a circuito chiuso. Circa duemila persone tra sopravvissuti e parenti avevano il diritto di assistere all’esecuzione, ma la maggior parte scelse di non farlo. Secondo quanto riportato all’epoca dal Washington Post , circa 230 persone scelsero invece di guardarla. Molti di loro parlarono di un’esperienza memorabile, ma insoddisfacente, alcuni espressero risentimento per come la sua morte fosse apparsa indolore. 

Ma quali sono i Paesi dove a oggi avvengono esecuzioni in pubblico? Amnesty International spiega che esistono poche informazioni sul numero di esecuzioni capitali effettuate nel mondo e alcuni paesi trattano questi dati come segreto di stato. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty sulla pena di morte, nel 2025 sono state eseguite almeno 17 condanne a morte pubbliche, di cui sei in Afghanistan e undici in Iran. I media statali iraniani hanno inoltre riportato due esecuzioni pubbliche avvenute nella Repubblica islamica nel 2026 di due uomini accusati di aver ucciso quattro agenti di polizia durante le proteste antigovernative. Le esecuzioni pubbliche in Iran sono generalmente riservate ai prigionieri politici e vengono eseguite in una piazza pubblica, con gru montate su un camion che funge da patibolo. Le Nazioni Unite hanno documentato esecuzioni pubbliche in Somalia, mentre Human Rights Watch e i parlamentari britannici hanno condannato esecuzioni pubbliche in Arabia Saudita. Amnesty International ha ricevuto segnalazioni di esecuzioni pubbliche in Corea del Nord, come riportato in un documento del 2009. 

Numerose le controversie che riguardano le esecuzioni pubbliche. Jon Yorke, professore di diritti umani presso la Birmingham City University in Gran Bretagna, si è chiesto quali misure di sicurezza sarebbero state adottate per garantire che il contenuto non fosse visibile ai bambini. “La mia reazione immediata è stata che questo ci ha riportati al Medioevo”, ha affermato in un’intervista, definendo “controproducente” per gli americani assistere a un evento del genere. Yorke ha affermato che la decisione di porre fine alle esecuzioni pubbliche è stata anche legata al concetto di preservare la dignità nella morte, e che una diretta streaming minerebbe questo principio. “Lo Stato non dovrebbe essere percepito come se agisse con la stessa violenza e lo stesso trauma inflitti al criminale”, ha dichiarato. 

Saul Lehrfreund, co-direttore esecutivo del Death Penalty Project, un’organizzazione non governativa con sede nel Regno Unito, ha affermato che filmare il momento della morte di una persona è generalmente considerato inaccettabile, perché “ha a che fare con la sacralità dell’essere umano e con ciò che essa rappresenta”. La documentazione e la divulgazione delle esecuzioni sono da tempo oggetto di controversie. Le esecuzioni pubbliche venivano eseguite in tutto il Regno Unito e in Europa durante il Medioevo, ma furono vietate in Inghilterra verso la metà del XIX secolo temendo che le folle diventassero difficili da controllare e perché la gente le considerava una forma di intrattenimento. 

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