Omicidi a Villa Pamphili, la difesa di Kaufmann chiede la perizia di intendere e di volere: «Ha gravi falle cognitive»

La giovane mamma assassinata a Villa Pamphili con la figlioletta e l'americano ora indagato dei loro omicidi

Un nuovo tassello giudiziario si aggiunge all’inchiesta agli omicidi di Villa Pamphili. La difesa di Francis Kaufmann, il cittadino americano accusato di aver ucciso nel giugno dello scorso anno la compagna Anastasia Trofimova e la loro figlia Andromeda, ha richiesto formalmente una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti.

La richiesta del legale durante l’udienza a Roma. La Procura si oppone, decisione giovedì. Acquisite le testimonianze dei genitori della vittima arrivate dalla Siberia

La richiesta è stata presentata questa mattina durante l’udienza dinanzi alla Corte d’Assise di Roma, che al termine del dibattimento si è riservata di decidere. L’eventuale scioglimento della riserva potrebbe arrivare già nella giornata di giovedì.

Le parole del difensore

A motivare l’istanza è stato l’avvocato Paolo Foti, legale di Kaufmann, che ha espresso forti perplessità sullo stato mentale del suo assistito: «Temo proprio che siamo davanti a un soggetto con grosse falle nel sistema cognitivo cerebrale, come emerge anche dalle annotazioni di aggiornamento: l’ultima l’ho ricevuta questa mattina e tutte insistono sul disturbo psicotico.

La mia è una richiesta quasi obbligata: siamo davanti a una persona che non sapeva neanche che questa mattina ci fosse un’udienza nei suoi confronti. Credo sia giunto il momento di sondare le sue reali capacità cognitive».

L’opposizione di Procura e parti civili

Alla sollecitazione della difesa si sono fermamente opposti il pubblico ministero Antonio Verdi e i legali delle parti civili. Per Kaufmann si tratta dell’ennesimo passaggio clinico-giudiziario: lo scorso maggio il processo nei suoi confronti era stato temporaneamente sospeso per consentirgli di seguire un percorso farmacologico. La misura si era conclusa dopo circa un mese, quando i giudici ne avevano riattestato la compatibilità psicofisica con il regime carcerario.

Acquisite le testimonianze dalla Siberia

Nel corso dell’udienza di oggi, la Corte ha inoltre stabilito di acquisire i verbali delle testimonianze già rese dai genitori di Anastasia, residenti in Siberia. La decisione si è resa necessaria a causa dell’assenza di collaborazione istituzionale da parte della Russia, che ha reso impossibile l’audizione diretta dei familiari della donna.