Un bivacco nella macchia a Nettuno veniva in realtà utilizzato come un vero e proprio laboratorio artigianale per raffinare e confezionare droga in mezzo al bosco.
Bivacco nella macchia con tutto l’armamentario per raffinare e confezionare droga in mezzo al bosco
A scovarlo sono stati i carabinieri della Stazione di Anzio all’interno di una zona situata a Nettuno e caratterizzata dal fitto della vegetazione.
La scoperta è avventa nell’ambito di un’attività di controllo del territorio per la repressione dello spaccio di droga.
L’operazione, condotta la sera dello scorso 30 settembre, si è conclusa con l’arresto in flagranza di un uomo di 36 anni di origini marocchine, già noto alle forze dell’ordine e ora gravemente indiziato del reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Il blitz nella vegetazione
A far scattare l’intervento dei militari è stato un insolito e continuo viavai di persone registrato nei pressi della macchia boschiva situata vicina a via Rialto. Un movimento sospetto che ha indotto i militari dell’Arma ad addentrarsi nella fitta vegetazione per verificare cosa stesse accadendo.
Avanzando tra gli alberi, i componenti della pattuglia si sono trovati di fronte a una struttura improvvisata ma estremamente funzionale: uno spazio nascosto e accuratamente schermato da una tenda da campeggio, utilizzato come base operativa per il confezionamento della droga. Al momento dell’irruzione, il 36enne è stato sorpreso in pieno lavoro, mentre era intento alla manipolazione delle sostanze.
Attrezzatura da laboratorio e dosi pronte
La successiva perquisizione del bivacco ha confermato i sospetti degli investigatori, portando alla luce un’attività strutturata. All’interno della tenda sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro 10 grammi di cocaina, conservati all’interno di un unico involucro, e 4 grammi di crack, già suddivisi in 10 dosi termosaldate e pronte per essere immesse sul mercato locale.
Oltre allo stupefacente, i carabinieri hanno recuperato due bilancini di precisione, diverso materiale utile per l’incartamento delle dosi e una vera e propria cucina da campo: fornelli portatili e recipienti metallici con evidenti tracce di lavorazione, impiegati specificamente per la cottura della cocaina e la successiva estrazione del crack.
Il 36enne è stato processato con rito direttissimo. Nei suoi confronti il giudice ha disposto nei la misura cautelare degli arresti domiciliari.
E’opportuno ricordare che qualsiasi persona fermata, denunciata, arrestata, indagata o rinviata a giudizio in ogni stato e grado del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.


















