Un reperto romano abbandonato per strada tra i rifiuti: è un vero e proprio giallo quello scoperto a Villaggio Breda, nella periferia est della Capitale. Un antico cippo di pietra scolpito con chiarissime iscrizioni in latino è stato rinvenuto nella serata di ieri in via Ercole Marelli, lasciato incustodito all’aperto come un normale scarto ingombrante. Per evitare furti o danneggiamenti, il blocco è stato presidiato per tutta la notte dagli agenti della Polizia Locale
Un apparente reperto romano con iscrizioni in latino abbandonato in via Marelli. La rabbia dell’ex assessora: «Nessuno mi ha avvisata, va messo in sicurezza»
I primi ad intervenire sul posto sono stati gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale per un primo sopralluogo, provvedendo successivamente ad allertare la Sovrintendenza Capitolina per la verifica e la rimozione del manufatto.
Resta da capire se si tratti del gesto di un “tombarolo pentito”, di una riproduzione lasciata da qualche residente o dell’abbandono sconsiderato di un pezzo autentico sottratto da qualche scavo.
Il mistero dell’iscrizione e le ipotesi
A scatenare la curiosità dei cittadini e degli appassionati sono state le lettere incise sulla pietra. Tra i commenti degli utenti in rete, c’è chi ha notato la formula decreto decurionum dedit o la sigla DDD (Dono Dedit Dedicavit), espressioni tipiche dell’epoca romana utilizzate per le offerte votive o nei decreti pubblici. Le ipotesi avanzate vanno dal cippo di confine a un piccolo altare votivo dedicato a una divinità, cinto da decorazioni a ghirlanda.
La protesta dell’esperta: «A rischio furto, andava segnalato subito»
Non sono mancate le polemiche sulla gestione della scoperta. Sulla vicenda è intervenuta duramente via social Rita Pomponio, ex assessore municipale alla cultura e ispettrice onoraria dei Beni Archeologici, che ha espresso forte sconcerto per le modalità con cui è stata diffusa la notizia prima ancora di aver messo il reperto al sicuro: «Quando si trova un reperto antico va allertata la Soprintendenza che avverte il Funzionario di zona o l’Ispettore. Resto basita: pur avendo in molti il mio contatto, nessuno si è sognato di segnalarmi il ritrovamento, che ho dovuto scoprire per caso sui social. Non si danno notizie al vento senza prima cautelare i reperti: speriamo non venga trafugato prima di poterlo mettere in sicurezza.»
Mentre i residenti si dividono tra ironia ed entusiasmo per il singolare “recupero”, spetterà ora agli archeologi e ai tecnici della Sovrintendenza stabilire l’effettiva autenticità del reperto e ricostruirne la provenienza.


















