Un’imponente operazione dei Carabinieri ha colpito una fitta rete criminale attiva tra Palestrina e i comuni dell’area prenestina e dei Castelli. Su delega della Procura di Tivoli, i militari hanno eseguito misure cautelari per reati che spaziano dallo spaccio di crack alle estorsioni, fino a un tentato omicidio e ad attentati con ordigni.
Riconosciute gravi condotte intimidatorie legate allo spaccio ai danni di giovani e di un intero nucleo familiare: contestati anche sequestro di persona e lesioni
Nella giornata odierna, i Carabinieri della Compagnia di Palestrina, con il supporto del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Frascati, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Tivoli.
Il provvedimento ha disposto la custodia cautelare in carcere per cinque persone, un arresto domiciliare e un obbligo di dimora. Contestualmente, i militari hanno condotto perquisizioni personali, locali e informatiche a carico di numerosi indagati e notificato inviti a rendere interrogatori preventivi.
Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Tivoli, hanno riguardato una vasta area geografica comprensiva dei comuni di Palestrina, San Cesareo, Zagarolo, Poli, Cave, Gallicano nel Lazio, Colonna e altre località limitrofe della provincia di Roma. Come precisato dagli inquirenti nel rispetto della presunzione d’innocenza, le posizioni di tutti i soggetti coinvolti restano al vaglio della Magistratura e dovranno trovare eventuale conferma nel prosieguo del procedimento fino al giudizio definitivo.
La rete dello spaccio tra cocaina, crack e base operativa
Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dagli investigatori, gli indagati avrebbero messo in piedi un capillare sistema dedicato al traffico e alla distribuzione quotidiana di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e crack.
La vendita sarebbe avvenuta sia con modalità di consegna a domicilio, sia attraverso il ricorso a una base operativa stabile utilizzata per il confezionamento, il taglio e lo smistamento della droga. Stime investigative ipotizzano cessioni giornaliere in grado di raggiungere anche i 150 grammi al giorno sul territorio compreso tra Palestrina, Cave, Zagarolo e Poli.
Nel contesto della gestione delle piazze di spaccio si sarebbero sviluppate anche condotte estorsive e violenze sistemiche. Diverse le giovani vittime, che sarebbero state sottoposte a gravi intimidazioni e ad aggressioni fisiche per essere costrette a consegnare somme di denaro, strumenti di pagamento elettronico o altri beni utili alla prosecuzione delle attività illecite.
L’agguato a colpi di pistola a Poli e i sequestri di persona
Il quadro indiziario raccolto dalla Procura di Tivoli contesta agli indagati anche condotte di eccezionale gravità , quali il sequestro di persona, le lesioni aggravate e il tentato omicidio. Tra i fatti finiti sotto la lente d’ingrandimento dei Carabinieri spicca un sanguinoso agguato a fuoco avvenuto nel comune di Poli. In quell’occasione, una persona è rimasta gravemente ferita agli arti inferiori dopo essere stata raggiunta dall’esplosione di un colpo di pistola.
L’episodio, secondo le ricostruzioni della Procura, sarebbe maturato proprio nel contesto di violenti contrasti e ritorsioni legati al controllo egemonico delle piazze di spaccio del territorio. Le modalità aggressive adottate dagli indagati, sostengono gli inquirenti, avrebbero generato nelle vittime e nei testimoni uno stato di profonda soggezione, terrore e timore per la propria e l’altrui incolumità .
La strategia del terrore con bombe e incendi contro una famiglia
L’inchiesta ha infine consentito di ricostruire un’articolata serie di atti persecutori e ritorsivi messi in atto nei confronti di un intero nucleo familiare. Secondo l’ipotesi della Procura, le azioni sgradite sarebbero state eseguite su mandato e impulso di un soggetto già sottoposto al divieto di avvicinamento nei confronti del padre della sua ex moglie.
Le condotte contestate avrebbero compreso ripetute minacce, tentativi di incendio doloso e persino l’impiego di ordigni artigianali ad elevata capacità offensiva. Le bombe, piazzate in prossimità dell’abitazione delle persone offese, avrebbero esposto i destinatari a un concreto pericolo per la vita, generando un perdurante e grave stato di ansia.
Sarà ora il percorso giudiziario a dover accertare in modo definitivo i fatti contestati e le singole responsabilità penali.

















