Debito di 5mila euro tra cognati: due arresti per tentata estorsione e danneggiamento a Roma

Debito di 5mila euro tra cognati, minacce e auto contro il cancello: due uomini in carcere per tentata estorsione a Roma

Un debito di 5mila euro tra cognati, una presunta richiesta estorsiva affidata a un terzo e una violenta escalation culminata con un’auto lanciata contro il cancello di un’abitazione. È la vicenda ricostruita dagli investigatori della Polizia di Stato del VI Distretto Casilino, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, che ha portato a due custodie cautelari in carcere.

Debito di 5mila euro tra cognati, minacce e auto contro il cancello: due uomini in carcere per tentata estorsione a Roma

A finire in carcere sono un 39enne e un 51enne romani, gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di tentata estorsione aggravata e danneggiamento. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Roma ed eseguito dagli agenti della polizia di Stato.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vicenda sarebbe nata da un rapporto economico tra due cognati. Il 39enne indagato avrebbe richiesto alla vittima il pagamento di 5mila euro, somma che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe maturata nell’ambito di una precedente collaborazione lavorativa.

La vittima, invece, avrebbe sostenuto di non dovere più alcuna somma, ritenendo il debito già estinto. Il mancato accordo sul pagamento avrebbe progressivamente deteriorato i rapporti tra i due.

La richiesta di denaro, inizialmente rimasta nell’ambito familiare, avrebbe poi coinvolto una terza persona.

Nel novembre 2025, un uomo sconosciuto alla vittima si sarebbe presentato presso la sua abitazione chiedendo la consegna dei 5mila euro reclamati dal cognato.

Secondo la ricostruzione della polizia, il presunto esecutore avrebbe anche prospettato conseguenze per la vittima e per i suoi familiari nel caso in cui il denaro non fosse stato pagato.

Il presunto mandante sarebbe rimasto fisicamente fuori dall’abitazione, ma avrebbe partecipato alla scena attraverso una videochiamata. Durante il collegamento, il 39enne avrebbe nuovamente ribadito la richiesta della somma, facendo riferimento alle possibili conseguenze di un ulteriore rifiuto.

La situazione sarebbe poi degenerata. Di fronte all’ennesimo rifiuto della vittima di consegnare il denaro, il terzo uomo, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe salito a bordo dell’auto e avrebbe utilizzato il veicolo come un ariete, danneggiando il cancello nel tentativo di raggiungere fisicamente la vittima.

L’azione si sarebbe interrotta dopo la reazione della vittima che, a scopo difensivo, avrebbe esploso alcuni colpi in aria con una pistola regolarmente detenuta. L’uomo sarebbe quindi fuggito.

Il giorno successivo, lo stesso veicolo sarebbe stato ritrovato completamente incendiato nella zona della Borghesiana, a circa 5 chilometri dall’abitazione della vittima.

Gli investigatori del VI Distretto Casilino della Capitale hanno quindi avviato una serie di accertamenti per ricostruire la vicenda, incrociando le dichiarazioni della vittima e dei testimoni con gli elementi tecnici acquisiti durante le indagini.

Particolare importanza avrebbero avuto alcuni messaggi vocali inviati nei giorni successivi alla vittima da un numero di telefono inizialmente sconosciuto.

Gli accertamenti sull’utenza telefonica e il successivo riconoscimento fotografico avrebbero permesso agli investigatori di delineare i rispettivi ruoli dei due indagati.

Il 39enne sarebbe stato individuato come il presunto mandante della richiesta estorsiva, mentre il 51enne sarebbe stato identificato come il presunto esecutore materiale.

Il quadro indiziario raccolto dagli investigatori del VI Distretto Casilino, coordinati dai pubblici ministeri della Procura di Roma, è stato quindi sottoposto al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma.

Il giudice ha disposto per entrambi gli indagati la custodia cautelare in carcere per le ipotesi di reato di tentata estorsione aggravata e danneggiamento.

Il provvedimento è stato eseguito dagli stessi agenti del Distretto. Va sempre ricordato che in questi casi tutte le contestazioni descritte riguardano la fase delle indagini preliminari e che per gli indagati vale pertanto il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna irrevocabile, conclusi tutti i gradi del processo.