Ebola, il co-scopritore del virus: “Si diffonde a velocità mai vista”

(Adnkronos) – “Ebola si sta diffondendo a una velocità mai vista prima”. Lo rileva Jean-Jacques Muyembe, il virologo congolese che ha contribuito alla scoperta virus nel 1976, intervistato da ‘Le Monde’ in merito alla diffusione dell’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo. In soli tre mesi, il bilancio delle vittime si sta avvicinando a quello dell’epidemia del 2018, durata ventidue mesi, evidenzia lo scienziato 84enne, direttore dell’Istituto nazionale di ricerca biomedica di Kinshasa.  

 

Come spiegare la situazione ancora fuori controllo nel Paese? “L’epidemia è stata individuata molto tardi. Probabilmente ha iniziato a circolare già a gennaio, ma non è stata rilevata e confermata fino ad aprile o maggio, dando al virus il tempo di infiltrarsi nelle comunità. Da allora, abbiamo faticato a contenerne la diffusione. In brevissimo tempo, siamo passati da tre zone sanitarie alle attuali 53, e da tre a cinque province colpite”, sottolinea Muyembe.  

“Questa epidemia – continua – si è verificata quando il nostro sistema sanitario era già al collasso. Lo smantellamento dell’Usaid (l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, all’inizio del 2025) ha indebolito il meccanismo di sorveglianza epidemiologica in tutto il Paese. Inoltre, l’epidemia si è diffusa nella regione più densamente popolata della Repubblica democratica del Congo, caratterizzata da conflitti armati e intense attività minerarie, il che ha facilitato la diffusione del virus e ha fatto sì che la situazione sfuggisse di mano”. Inoltre l’organizzazione della risposta – nazionale e internazionale – spiega Muyembe è stata “lenta e inefficace. Stiamo cercando di recuperare il terreno perduto”.  

 

Sul piano scientifico, a 50 anni dalla scoperta del virus, ci sono ancora diversi elementi da chiarire. Per quanto riguarda l’animale responsabile della trasmissione, per esempio: è “tuttora il principale enigma scientifico. Ma abbiamo un indizio: il pipistrello. La prima epidemia in Sudan, nel 1976, ebbe inizio in una fabbrica di cotone dove c’erano molti pipistrelli sul soffitto. Ipotizzammo che la popolazione fosse stata probabilmente infettata dagli escrementi di questi animali”. In ogni caso, secondo lo scienziato, nell’epidemia gioca un ruolo importante anche la grave deforestazione che la Reppubblica democratica del Congo sta affrontando.  

Sul piano degli studi fino a ora avevamo “concentrato i nostri sforzi di ricerca sul ceppo Zaire di Ebola, poiché questo era responsabile del 90% delle epidemie che avevamo vissuto, con un tasso di mortalità molto elevato. Detto questo, sono stati comunque condotti studi sul ceppo Bundibugyo. Ma lo sviluppo di un vaccino presenta sempre una sfida: se ne sviluppa uno contro un ceppo raro, come il Bundibugyo, ci sarà un mercato sufficientemente ampio da sostenerne la produzione e la distribuzione?”, si chiede. Forse un vaccino o una cura “sarebbero già stati trovati se il virus si fosse diffuso in Europa. Ma non voglio entrare in questo dibattito. La lotta contro l’Ebola non riguarda solo un Paese o una regione. È un problema globale. Oggi tutti ne sono consapevoli e stiamo lavorando tutti insieme”. 

In particolare sono in corso due importanti studi a Est del Paese: “Stiamo conducendo questi studi a Bunia e Mongbwalu, con il supporto dell’unità Malattie infettive emergenti dell’Anrs in Francia. Uno studio sta testando la combinazione di un anticorpo monoclonale e un antivirale per determinare se insieme siano più efficaci, mentre l’altro sta valutando la capacità di un anticorpo monoclonale di proteggere le persone esposte al virus. Tuttavia, ci vorranno ancora diversi mesi prima che da questi studi emerga una tendenza definitiva”, conclude Muyembe.  

 

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