(Adnkronos) – Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avverte che le autorità spagnole temono un nuovo ingresso di massa il 15 agosto, “segnale che l’allerta resta alta e che Madrid parla di un vero attacco all’integrità territoriale”. Il ministro italiano cita “campagne social mirate che spingerebbero migliaia di cittadini extra‑Ue verso Ceuta”, mentre il Marocco sta rafforzando le proprie forze di sicurezza.
Sottolinea anche il rischio che “nuove mobilitazioni e il malcontento giovanile” possano essere sfruttati per “attività di radicalizzazione o reclutamento”. Respinge, però, l’idea che l’analisi italiana sia una polemica contro la Spagna: l’obiettivo, dice, è la sicurezza nazionale. Per questo “la sospensione di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto e solo dopo aver escluso ogni rischio”.
Piantedosi critica chi minimizza la situazione: ricorda le vittime e il quadro sul terreno. Nonostante i rimpatri, a Ceuta restano almeno 6mila persone, forse oltre 11mila, per le quali non sarebbero praticabili né riammissione né ritorno in Marocco. Una presenza che, secondo il ministro, rappresenta una pressione oggettiva verso l’Europa continentale.
Segnala, inoltre, rischi elevati per la sicurezza interna, legati a possibili movimenti improvvisi di cittadini di Paesi terzi nello spazio Schengen, con il timore di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori. Richiama inoltre diverse fonti che indicano come alcune aree del Marocco, soprattutto vicino a Ceuta, siano storicamente esposte a reclutamento jihadista.
Il ministro rivendica l’intervento immediato del governo, ovvero il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne con la Spagna, misura adottata in base al Codice Frontiere Schengen per tutelare la sicurezza nazionale in una situazione definita “eccezionale”.
Contesta, poi, la narrativa secondo cui la situazione sarebbe gestibile: secondo il ministro, i fatti mostrano una crisi oggettivamente ingovernabile, nonostante l’impegno delle autorità spagnole.
Ricorda che tra il 30 e il 31 luglio Ceuta è stata investita da una pressione migratoria eccezionale con circa 72.000 arrivi irregolari in poche ore. L’ondata ha prodotto un bilancio drammatico: Madrid conferma 83 vittime, mentre alcune fonti parlano di oltre 140 morti.
Il ministro degli Interni ricorda che la misura, in vigore dal primo agosto “con una durata prevista di un mese”, ha reintrodotto controlli temporanei alle frontiere aeree e marittime con la Spagna in tutti gli scali italiani con collegamenti diretti. Sottolinea che l’intervento rispetta il principio di proporzionalità: i controlli sono mirati, basati su analisi del rischio e informazioni di polizia con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto sulla circolazione tra i due Paesi.
Ribadisce che non ci sono aggravi burocratici e che, come già avvenuto con la Slovenia, i controlli sono mirati esclusivamente ai cittadini extra‑Ue provenienti dalla Spagna per verificare la regolarità dell’ingresso nell’Unione. Nessun impatto sui flussi turistici, spiega, tanto che “i primi report indicano che per i cittadini europei l’effetto della misura sia stata pari a zero”. “Per essere pragmatici, vorrei anche sottolineare che, dal ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna, abbiamo effettuato tre arresti e respinto, in quanto illegali, 21 cittadini di Paesi terzi, di cui sei marocchini”.
“Il secondo aspetto è che non si può guardare a quanto avvenuto a Ceuta come se fosse qualcosa che non ci coinvolge: ogni ingresso irregolare su quelle coste rappresenta una vulnerabilità per l’intero spazio Schengen, proiettando il rischio direttamente all’interno della nostra casa comune – continua -. È questa permeabilità dei confini esterni che legittima, e anzi impone, l’adozione di rigorose misure di protezione interna, a tutela della propria sicurezza nazionale”.
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