Una discarica abusiva pieno di veleni e parti d’auto abbandonate, è stata scoperta alle porte di Roma, dove l’intervento dei Carabinieri Forestali ha portato al sequestro di ben 35 metri cubi di rifiuti tossici e alla denuncia del presunto responsabile, che ora rischia una condanna fino a sei anni di reclusione.
Blitz dei Forestali nel terreno adibito allo sversamento abusivo di rifiuti tossici: sull’area a ridosso di un’officina parti di carrozzeria, pneumatici, oli esausti e perfino un ponte sollevatore
La maxi operazione ambientale, è scattata a Fiano Romano grazie all’azione coordinata tra i Carabinieri del Nucleo Forestale di Sant’Oreste e i militari della Stazione locale. Durante i controlli territoriali mirati al contrasto dei reati contro la natura e la salute pubblica, i militari si sono diretti verso un’autofficina della zona per verificare la regolarità nello smaltimento degli scarti di lavorazione.
Un’ispezione approfondita che ha subito mostrato anomalie nella gestione dei materiali. Superati i locali destinati all’attività meccanica quotidiana infatti, gli investigatori si sono trovati di fronte a un terreno contiguo, utilizzato come vera e propria discarica abusiva a cielo aperto, priva di qualsiasi autorizzazione o protezione per il suolo.
Il catalogo dei veleni: 35 metri cubi di rifiuti speciali
All’interno del lotto di terra collegato all’officina, le forze dell’ordine hanno rinvenuto una montagna di rifiuti accatastati senza alcun criterio di sicurezza o contenimento. In totale sono stati conteggiati circa 35 metri cubi di scarti industriali, classificati sia come speciali che come ad alto rischio ambientale.
Tra il materiale recuperato spiccano centinaia di componenti meccaniche ed elettriche: vecchi catalizzatori, pezzi di ricambio sostituiti, pneumatici consumati, cerchi in lega e parti di carrozzeria ormai prive di utilizzo.
Elementi a cui si aggiungeva la presenza ancor più grave di liquidi altamente tossici lasciati incustoditi, tra cui taniche e contenitori imbottiti di oli lubrificanti esausti, idonei a penetrare nella terra.
I rischi per l’ambiente e il sequestro giudiziario
La presenza incontrollata di oli esausti e componenti chimiche rappresenta un pericolo costante per l’ecosistema circostante, con il rischio concreto che le piogge potessero far penetrare le sostanze nocive spingendole in profondità nelle falde acquifere o nei terreni agricoli adiacenti.
Di fronte a questo scenario di potenziale contaminazione, i Carabinieri dei Forestali e della Stazione di Fiano Romano sono intervenuti applicando immediatamente i sigilli di sequestro giudiziario. L’intera superficie adibita a deposito illegale e la totalità delle decine di metri cubi di rifiuti sono state sottratte alla disponibilità del responsabile, per impedire il prosieguo delle attività illecite e consentire la successiva catalogazione dei veleni.
Le conseguenze penali per il gestore dell’officina
Per il presunto responsabile della struttura si prospettano ora conseguenze giudiziarie molto pesanti. L’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati e deve rispondere delle accuse di gestione illecita e combustione di rifiuti pericolosi, reati ambientali puniti con severità dal codice penale.
Qualora le responsabilità venissero confermate, l’indagato rischia una pena detentiva che può arrivare fino a sei anni di reclusione, oltre all’obbligo di provvedere a proprie spese alla bonifica e al ripristino dello stato dei luoghi sversati. L’intervento degli uomini dell’Arma ha intanto bloccato un canale di smaltimento illegale che minacciava la salute dell’area a nord della Capitale.

















