Termovalorizzatore Santa Palomba, il Tar respinge la sospensiva: i cantieri non si fermano

I giudici non bloccano il termovalorizzatore in attesa del merito. L'Unione dei Comitati contro l'inceneritore sposta il presidio: «Nessuna sentenza ci fermerà»

Il cantiere del termovalorizzatore di Santa Palomba può proseguire. Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dall’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore, che mirava a congelare immediatamente i lavori per la realizzazione del “Parco delle Risorse Circolari”, l’impianto destinato a chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale.

I giudici non bloccano il termovalorizzatore in attesa del merito. L’Unione dei Comitati contro l’inceneritore sposta il presidio: «Nessuna sentenza ci fermerà»

La decisione dei giudici amministrativi di via Flaminia rappresenta un passaggio chiave per la tabella di marcia del Campidoglio, ma non chiude definitivamente la partita giuridica. Il Tar ha infatti escluso la necessità di un blocco d’urgenza in questa fase preliminare, rimandando la discussione dei nodi ambientali, urbanistici e paesaggistici al prosieguo del giudizio di merito.

La spaccatura sui ritrovamenti archeologici

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Al centro della battaglia legale restano il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (Paur) e le successive ordinanze commissariali. Ma è sul fronte archeologico che lo scontro si fa più acceso. I comitati, che in mattinata avevano manifestato davanti al tribunale, sottolineano come il verdetto non metta la parola fine alle loro rivendicazioni, anzi.

«Nel ricorso esaminato dal Tar non è stato possibile allegare le integrazioni relative ai recenti e rilevanti ritrovamenti sul terreno, in particolare quello di un antico acquedotto presumibilmente di epoca romana», puntualizzano dall’Unione dei comitati.

Secondo gli attivisti, l’ordinanza del Tar confermerebbe comunque che la sospensione dei lavori per la porzione di terreno interessata dal basolato antico è già disposta. Per questo, sostengono i comitati, lo stop deve ritenersi esteso anche alle altre aree centrali colpite dai nuovi ritrovamenti.

Dal 23 luglio il presidio si sposta sotto i palazzi della politica

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Una protesta contro il termovalorizzatore

La risposta della piazza alla decisione dei giudici è immediata. La mobilitazione non solo non si ferma, ma cambia strategia e si sposta sul terreno politico.

A partire dal 23 luglio, gli attivisti trasferiranno il loro presidio permanente davanti a una sede politica (che verrà comunicata a breve) per chiedere l’applicazione dell’articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica alla tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione.

l calendario della protesta: Dopo il nuovo presidio del 23 luglio, la rete dei comitati ha già lanciato un appello per un grande corteo cittadino il prossimo 31 luglio.

L’obiettivo è quello di manifestare contro l’inceneritore e rilanciare il progetto alternativo del parco archeologico “Ettore Ronconi”.

«Né poteri né sentenze ci fermeranno», rilanciano con forza gli attivisti. La sfida a Palazzo Senatorio sul modello di gestione dei rifiuti dei prossimi decenni resta del tutto aperta.