Il supermarket della coca nel contatore: la sfrontatezza di una coppia e il nascondiglio diventato ingrosso

Oltre 240 dosi di cocaina stipate tra i cavi del contatore. Lei in strada a fare "front office", lui nei sotterranei: una gestione aziendale tradita dal fiuto di Rio

Il cane rio mentre fiuta la cocaina nascosta nel contatore

Nell’infinito catalogo dei trucchi usati dai pusher di periferia per nascondere coca e altro, il contatore condominiale non è certo una novità. Chi racconta la cronaca di Roma è abituato a trovarci di tutto, dalle cassette delle lettere alle intercapedini degli ascensori. Eppure, l’ultima centrale della droga scoperta dai poliziotti del VI Distretto Casilino in via dell’Archeologia, a Tor Bella Monaca, colpisce per un dettaglio tutt’altro che banale: l’audacia della sproporzione e una gestione dei ruoli che ricorda più una piccola azienda familiare che lo spaccio di strada.

Oltre 240 dosi di cocaina stipate tra i cavi del contatore. Lei in strada a fare “front office”, lui nei sotterranei: una gestione aziendale tradita dal fiuto di Rio

Di solito, infatti, i vani tecnici vengono usati come “nascondigli freddi” temporanei, scatole di sicurezza dove imboscare poche dosi per evitare l’arresto in flagrante. Questa volta no. Nel cuore di quel palazzo di edilizia popolare, la coppia di romani finita in manette aveva allestito un vero e proprio magazzino all’ingrosso: 103 grammi di cocaina già sigillati in ben 238 involucri termosaldati. Un azzardo enorme, considerando il rischio che un condomino qualunque o un tecnico della rete elettrica potesse aprire quello sportello per un banale guasto.

A colpire gli inquirenti è stata anche la rigida e quasi paradossale divisione del lavoro tra i due complici. Lui si occupava della logistica e del “retrobottega”: agganciava i clienti sul marciapiede, li “traghettava” nell’oscurità dei garage sotterranei e scendeva a maneggiare il grosso della merce nel seminterrato. Una volta preparato il carico, lo infilava in un borsello e lo consegnava a lei. La donna si posizionava invece nelle vie limitrofe, agendo come un vero e proprio “front office” commerciale: era lei a gestire il dettaglio, a metterci la faccia con i tossicodipendenti e a incassare il denaro, convinta che nessuno avrebbe sospettato di una donna ferma in strada.

Il fiuto di Rio

Un meccanismo oliato che gli agenti hanno dovuto decifrare con pazienza, appostati tra le ombre del quartiere. Per scardinare il trucco del contatore, però, l’occhio umano non è bastato. È servito un “rinforzo” da fuori: il fiuto di Rio, il cane antidroga della Polizia di Ciampino, trasferito in trasferta nella Capitale proprio per dare la caccia ai tesori nascosti nei muri. È stato il pastore tedesco a puntare dritto alla cassetta elettrica, mettendo fine al business della coppia.

I due sono stati arrestati e, dopo la convalida a Piazzale Clodio, per l’uomo sono scattati i domiciliari, mentre per la complice l’obbligo di firma. Il supermarket nel condominio è stato chiuso, almeno fino al prossimo nascondiglio.