Un normale scatolone contenente una batteria di pentole a pressione si è rivelato un sofisticato nascondiglio per la droga. È questa la scoperta effettuata dalla Polizia di Stato nel corso di un’operazione che ha portato al sequestro di circa 250 grammi di cocaina e all’arresto di un 29enne di origine tunisina.
Operazione della Polizia di Stato a Roma: sequestrata cocaina nascosta in un garage all’interno di pentole a pressione. Arrestato un giovane dopo le indagini degli agenti
L’intervento è nato da alcune segnalazioni relative a movimenti sospetti all’interno di un’autorimessa della Capitale. Da quel momento gli investigatori hanno avviato una serie di servizi di osservazione che, giorno dopo giorno, hanno consentito di ricostruire le abitudini di un uomo che frequentava con assiduità uno dei box presenti nel seminterrato di un palazzo in via delle Allodole, a Centocelle, zona Roma est.
La particolarità della vicenda ha attirato l’attenzione non solo per il quantitativo di sostanza sequestrata, ma soprattutto per il sistema escogitato per nasconderla.
Quando nelle cronache si parla di droga “a pressione”, infatti, non si fa riferimento a una particolare tipologia di stupefacente. L’espressione deriva semplicemente dal fatto che la cocaina era stata nascosta all’interno delle confezioni di alcune pentole a pressione, utilizzate come contenitori per eludere eventuali controlli.
Le indagini e il monitoraggio del garage
Gli agenti hanno concentrato la loro attenzione sull’uomo dopo aver notato un continuo via vai nei pressi del box. Nonostante il garage non risultasse formalmente di sua proprietà, il giovane é stato visto entrarci con estrema frequenza e incontrava diverse persone nel corso della giornata.
Le attività investigative sono proseguite per giorni fino a quando gli operatori hanno deciso di intervenire. Il sospettato è stato fermato mentre si trovava a bordo di un’autovettura nelle vicinanze del garage monitorato dalla polizia di Stato.
Durante il controllo, gli agenti hanno rinvenuto una sciabola modello katana lunga circa 70 centimetri e un mazzo di chiavi dotato di telecomando. Elementi che hanno contribuito a rafforzare i sospetti maturati nel corso dei pattugliamenti.
La scoperta del nascondiglio e il sequestro della cocaina
La svolta decisiva è arrivata quando il telecomando trovato nell’auto ha consentito di aprire il cancello d’accesso ai garage. Messo di fronte all’evidenza, il giovane avrebbe accompagnato gli investigatori verso il box utilizzato.
All’interno del locale è stato rinvenuto uno scatolone contenente un set completo di pentole a pressione. Proprio all’interno delle confezioni erano nascosti tre involucri con circa 250 grammi di cocaina.
Secondo gli investigatori, la sostanza era destinata ad alimentare il mercato dello spaccio. Il quantitativo sequestrato avrebbe infatti potuto essere suddiviso in numerose dosi pronte per la vendita.
Il ritrovamento della cocaina ha rappresentato il punto culminante di un’attività investigativa avviata grazie alle segnalazioni e sviluppata attraverso un attento monitoraggio del territorio.
Gli accertamenti sono poi proseguiti nell’abitazione in uso al giovane. Nella camera da letto gli agenti hanno trovato diverso materiale ritenuto utile per il confezionamento della droga, elemento che avrebbe confermato l’ipotesi di un’attività collegata alla preparazione e alla gestione della sostanza stupefacente.
Nel corso della perquisizione sono state inoltre rinvenute alcune sigarette contenenti cannabis, successivamente sequestrate dagli operatori.
Arresto convalidato dall’autorità giudiziaria
Al termine delle verifiche il ventinovenne è stato arrestato per la detenzione della cocaina sequestrata e denunciato anche per la detenzione abusiva dell’arma trovata durante il controllo dell’automobile.
L’autorità giudiziaria ha successivamente convalidato l’arresto, disponendo nei confronti dell’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari.
Come previsto dalla legge, si ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.

















