Abusa di una ragazza disabile e scappa: finisce in Sudamerica la latitanza dell’amico di famiglia

Condannato in via definitiva per la brutale violenza alla giovane disabile, era riuscito a fuggire, ma la caccia all'uomo della Squadra Mobile e della Procura capitolina non si è mai fermata

Immagine non collegata ai fatti

Si è conclusa i Sudamerica la fuga internazionale di un uomo di 62 anni, condannato definitivamente a sei anni di reclusione per aver abusato di una giovane donna con una grave disabilità congenita. Un orrore avvenuto in casa di amici a Roma, dove era stato ospitato.

Condannato in via definitiva per la brutale violenza alla giovane disabile, era riuscito a fuggire, ma la caccia all’uomo della Squadra Mobile e della Procura capitolina non si è mai fermata

La drammatica vicenda giudiziaria affonda le sue radici nella fine dello scorso decennio, consumandosi in un contesto di assoluta vulnerabilità. La vittima, una ragazza all’epoca dei fatti poco più che ventenne, era giunta in Italia dal proprio Paese d’origine per una ragione dolorosa ma necessaria: sottoporsi a delicatissime cure specialistiche.

Affetta sin dalla nascita da una gravissima invalidità, la giovane cercava di condurre una vita normale, dividendo il proprio tempo tra le lunghe terapie mediche e gli studi universitari. Per questa ragione si spostava continuamente tra la Toscana e Roma, sempre protetta e accompagnata dai propri familiari.

Proprio durante uno di questi soggiorni nella Capitale, la ragazza è rimasta sola nell’abitazione di alcuni parenti. È in questo preciso momento che l’orco ha agito. Il 62enne, forte di un solido rapporto di amicizia che lo legava da tempo alla famiglia della vittima, ha sfruttato l’ospitalità e la totale fiducia per aggredire la ventenne, abusando di lei e della sua impossibilità di difendersi.

Il coraggio della denuncia e la condanna

La spirale di silenzio si è spezzata solo quando la giovane donna ha fatto rientro in Toscana. Superando il trauma e il profondo senso di angoscia, la vittima è riuscita a trovare la forza interiore per confidarsi con la zia, rivelando i dettagli della violenza subita a Roma.

La denuncia ha fatto scattare immediatamente una delicata e tempestiva attività d’indagine, condotta dagli investigatori della Squadra Mobile capitolina e coordinata in ogni passo dai magistrati della Procura della Repubblica di Roma.

Gli elementi probatori raccolti dagli inquirenti contro l’amico di famiglia sono stati considerati solidi e incontrovertibili. Il quadro accusatorio è infine confluito in un processo davanti al Tribunale ordinario di Roma, che ha giudicato l’uomo colpevole del reato di violenza sessuale aggravata. La sentenza ha stabilito una condanna a sei anni di reclusione, un verdetto pesante diventato definitivo ed esecutivo a tutti gli effetti nel 2022.

La fuga clandestina attraverso l’Europa

La giustizia italiana ha dovuto però fare i conti con l’astuzia del condannato. L’uomo, dopo aver interamente scontato una prima misura cautelare di tipo restrittivo applicata durante la fase iniziale delle indagini, è tornato in libertà vigilata.

Anticipando l’ordine di carcerazione definitivo però, il 62enne ha pianificato la fuga per sottrarsi alla prigione. Secondo quanto ricostruito successivamente dagli investigatori della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, il ricercato è riuscito a guadagnare un’uscita clandestina dal territorio italiano.

Sfruttando l’assenza di frontiere rigide, ha attraversato l’Europa continentale fino a raggiungere i Paesi Bassi, considerati lo snodo strategico per imbarcarsi su un volo transoceanico e fare ritorno nel proprio Paese d’origine, il Perù, convinto di aver ottenuto l’impunità.

La cattura in Sudamerica e l’estradizione

I dossier sulla scrivania della Procura di Roma non sono mai stati archiviati. Le attività di ricerca internazionali sono proseguite senza sosta per anni. La svolta è arrivata grazie alla stretta sinergia tra la Polizia di Stato italiana, il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e le forze dell’ordine peruviane. Localizzato in un quartiere della capitale Lima, il latitante è stato circondato e fermato dagli agenti locali.

L’uomo è stato ristretto in un penitenziario di massima sicurezza in Sudamerica, dove resterà a disposizione della magistratura locale in attesa che si completino le formali procedure diplomatiche per l’estradizione verso l’Italia, dove lo attende la cella.