Il manoscritto più antico della poesia inglese é a Roma, ha 1200 anni: la scoperta di Elisabetta, ricercatrice di Tivoli

Scoperto alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il Cædmon’s Hymn, manoscritto di oltre 1200 anni fa: lo ha trovato Elisabetta Magnani, ricercatrice originaria di Tivoli

Una pagina del prezioso manoscritto ritrovato dalla ricercatrice Elisabetta Magnani, originaria di Tivoli.

Il Cædmon’s Hymn, considerato il più antico manoscritto della poesia inglese, é stato scoperto a Roma all’interno della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, uno dei più importanti istituti di conservazione libraria italiani. Il ritrovamento è avvenuto durante la consultazione dei fondi digitalizzati della biblioteca, che hanno permesso ai ricercatori di individuare un manoscritto che ha oltre 1200 anni, risalente tra l’VIII e il IX secolo.

Scoperto alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il Cædmon’s Hymn, manoscritto di oltre 1200 anni fa: lo ha trovato Elisabetta Magnani, ricercatrice originaria di Tivoli

Il testo è una delle più antiche testimonianze della poesia in lingua inglese e racconta la lode alla creazione divina secondo la tradizione cristiana anglosassone.

Il Cædmon, secondo la tradizione riportata dallo storico Beda, era un pastore della Northumbria che avrebbe composto il canto dopo un’ispirazione divina, diventando simbolicamente il primo poeta della letteratura inglese.

La versione rinvenuta a Roma è particolarmente significativa perché il poema è inserito nel corpo principale del codice e non in forma marginale, segno dell’importanza crescente della lingua inglese antica nell’Europa medievale.

Nel dettaglio, gli studiosi ritengono che il manoscritto sia stato copiato da un monaco attivo nell’Italia settentrionale tra l’800 e l’830 d.C., confermando la circolazione dei testi religiosi tra i centri monastici europei.

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Il valore del manoscritto é enorme anche dal punto di vista paleografico, perché presenta caratteristiche grafiche rare, come la separazione delle parole tramite punti, elemento che testimonia le prime forme di strutturazione della scrittura medievale.

Il ritrovamento è stato pubblicato sulla rivista scientifica Early Medieval England and its Neighbours e ha ricevuto attenzione internazionale, tanto da essere citato anche dal quotidiano britannico The Guardian, che ha sottolineato l’importanza della scoperta per la storia della letteratura europea.

Elisabetta Magnani, la ricercatrice di Tivoli protagonista della scoperta

A individuare il manoscritto è stata la ricercatrice italiana Elisabetta Magnani, originaria di Tivoli, oggi Visiting Research Fellow (ossia l’equivalente di “ricercatore qualificato in visita”) ospitato in un presso la School of English del Trinity College di Dublino, in Irlanda.

La sua carriera si distingue per un approccio interdisciplinare che unisce filologia medievale, informatica e intelligenza artificiale applicata ai testi antichi.

Dopo il dottorato in Storia Medievale presso l’Università di Vienna, ha proseguito la formazione al MIT in machine learning e all’Università di Oxford in digital humanities. Attualmente lavora su progetti di analisi automatizzata dei manoscritti medievali attraverso tecniche di computer vision.

È cofondatrice del progetto internazionale Ansund, dedicato alla creazione di un corpus digitale open access dell’Old English, e collabora con istituzioni come l’Università di Toronto in Canada e con il CNRS francese per la digitalizzazione e lo studio dei manoscritti antichi.

Il riconoscimento del sindaco di Tivoli

La scoperta ha suscitato grande orgoglio nella città di origine della ricercatrice. Il sindaco di Tivoli, Marco Innocenzi, ha espresso pubblicamente le sue congratulazioni alla sua concittadina Elisabetta: “A nome di tutta Tivoli mi congratulo con la nostra concittadina Elisabetta Magnani per la straordinaria scoperta del manoscritto del Cædmon’s Hymn alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Un risultato di altissimo valore scientifico e motivo di grande orgoglio per la nostra comunità.”