Il ritorno del “Genio”: arrestato a Roma Elio D’Onorio, l’hacker del furto del secolo

Arrestato a Roma Elio D'Onorio, l'hacker del furto del secolo

Arrestato a Roma Elio D’Onorio, noto come il Genio, l’hacker del furto del secolo. Non era un passante qualunque quello che i poliziotti hanno fermato il 25 aprile, mentre la Capitale festeggiava la Liberazione. 

Fermato ai Parioli con jammer e attrezzi da scasso il “Genio”, Elio D’Onorio: ha ispirato la serie “Everybody Loves Diamonds”. La difesa: “Ora lavora nella sicurezza”

Tra i tavolini delle osterie dei Parioli, il quartiere bene di Roma, circolava un uomo il cui nome evoca imprese criminali da kolossal cinematografico. Elio D’Onorio, 51 anni, noto alle cronache internazionali come “il Genio”, è stato arrestato per il possesso di arnesi atti allo scasso e dispositivi elettronici sofisticati.

Il nome di D’Onorio è legato a doppio filo a quello che è stato ribattezzato il “furto del secolo”. Era la notte tra il 15 e il 16 febbraio 2003 quando la cosiddetta “Scuola di Torino” riuscì nell’impossibile: violare il caveau del Diamond Center di Anversa, considerato il più sicuro al mondo.

Un’impresa talmente incredibile da essere diventata recentemente un fenomeno globale grazie alla serie Prime Video “Everybody Loves Diamonds”, dove le gesta della banda vengono romanzate, e al documentario Netflix “Stolen”.

In quel colpo, la banda guidata da Leonardo Notarbartolo portò via un tesoro in diamanti, oro e gioielli stimato oltre 100 milioni di dollari. D’Onorio, l’hacker originario di Latina, era la mente tecnica: l’uomo capace di “accecare” i sensori e neutralizzare i sistemi di sicurezza più avanzati.

L’arresto: il “silenzio elettronico” nello scooter

A tradire il “Genio” a Roma è stata la segnalazione di un ristoratore, insospettito dalla presenza prolungata di tre persone davanti al suo locale. Al momento del controllo, la polizia ha scoperto nel baule del suo scooter un kit che poco ha a che fare con una passeggiata festiva: una chiave bulgara (strumento di precisione per aprire serrature europee); un jammer, un sofisticato disturbatore di frequenze capace di oscurare i segnali degli antifurti e intercettare codici di sicurezza.

Proprio il jammer è al centro della contestazione del pubblico ministero Mario Pesci. Per l’accusa, D’Onorio era pronto a creare quel “silenzio elettronico” necessario per un nuovo colpo chirurgico.

La difesa: “Lavora nella sicurezza”

Nonostante il passato ingombrante — che lo vide condannato a cinque anni in Belgio dopo che il suo DNA fu ritrovato su un nastro adesivo nel caveau di Anversa — D’Onorio si dichiara oggi un uomo diverso.

I suoi legali, gli avvocati Giuseppe Graziano e Luigi Lana,- come ha riportato La Repubblica – hanno sostenuto che quegli strumenti servissero per il suo nuovo impiego: consulente per la privacy.

Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo l’obbligo di dimora. Resta il dubbio: il “Genio” era davvero ai Parioli per lavoro o la vecchia “scuola” non è mai andata in pensione?