La Corte d’Appello di Firenze ha messo un altro punto fermo, almeno per ora, sulla vicenda giudiziaria che coinvolge Manolo Portanova. I giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Siena: 6 anni di reclusione per il reato di violenza sessuale di gruppo. I fatti risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2021, quando una studentessa allora ventunenne denunciò di aver subìto abusi in un appartamento del centro storico senese.
La Corte d’Appello di Firenze ribadisce la sentenza di primo grado. Il calciatore: «Assurdo, ho portato le prove». Lo sfogo del padre sui social: «Cercavate il mostro»
All’uscita dall’aula, il centrocampista della Reggiana non ha nascosto l’amarezza per un verdetto che ricalca esattamente quello del rito abbreviato di primo grado.
“È assurdo. Sono cinque anni che sto vivendo una situazione incredibile. Sono innocente e ho portato le prove per dimostrarlo. Non mi fermerò qui perché credo ancora nella giustizia”, ha dichiarato Portanova.
Il suo legale, l’avvocato Gabriele Bordoni, ha già annunciato il prossimo passo: il ricorso in Cassazione. Di segno opposto la reazione della parte civile, rappresentata dall’avvocato Jacopo Meini, che si è detto soddisfatto per la tenuta del castello accusatorio.
Lo sfogo del padre: “Mio figlio è un bersaglio”
Mentre la cronaca giudiziaria scriveva il suo verbale, sui social esplodeva la rabbia del padre del calciatore, Daniele Portanova. Un lungo post, intriso di dolore e polemica contro il sistema mediatico e giudiziario: “Avete voluto il mostro. Oggi non ha fallito solo un uomo, ha fallito un sistema che ha emesso la condanna dal primo giorno”. “Perché questo accanimento? Perché si chiama Portanova? Perché è un calciatore e fa “audience”?”.
Secondo il papà del calciatore, esisterebbero chat e video capaci di smentire la versione della vittima, elementi che a suo dire sarebbero stati ignorati dai giudici per assecondare la ricerca del colpevole a mezzo stampa.
Il futuro sportivo
Resta ora da capire quali saranno le ripercussioni sulla carriera del giocatore, che ha continuato a scendere in campo con la maglia della Reggiana nonostante la pendenza del processo. La società emiliana, finora, ha mantenuto una linea di attesa basata sulla presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, ma la conferma della condanna in Appello rende il clima attorno al calciatore decisamente più pesante


















