WhatsApp accelera sul fronte delle novità e prepara una delle trasformazioni più rilevanti degli ultimi anni. Dopo il lancio dei Canali, la piattaforma sta testando l’introduzione degli abbonamenti: contenuti esclusivi accessibili solo a pagamento.
Una funzione ancora in fase di sviluppo, ma già abbastanza definita da far capire la direzione presa da Meta: portare anche su WhatsApp un modello di monetizzazione simile a quello dei social.
WhatsApp: come funzionano i canali a pagamento
La novità è attualmente in test nella versione beta per Android (2.25.19.3) e riguarda l’introduzione di una nuova tipologia di canali.
Il principio è semplice:
- i canali resteranno gratuiti nella loro forma base
- accanto ai contenuti pubblici, potranno esserci contenuti premium
- questi saranno visibili solo agli utenti abbonati
Chi gestisce un canale potrà quindi offrire contenuti esclusivi a pagamento, mantenendo allo stesso tempo una parte gratuita accessibile a tutti. L’abbonamento sarà mensile e si rinnoverà automaticamente, con la possibilità per l’utente di disattivarlo in qualsiasi momento prima del rinnovo.

Come si attiva l’abbonamento e cosa vedono gli utenti
Secondo le informazioni emerse dai test, l’abbonamento potrà essere attivato direttamente dalla sezione informazioni del canale.
I creator avranno la possibilità di:
- impostare il prezzo dell’abbonamento
- decidere quali contenuti rendere esclusivi
- gestire la propria community in modo più strutturato
Dal lato utenti, invece:
- sarà sempre possibile seguire un canale gratuitamente
- i contenuti premium saranno chiaramente separati da quelli pubblici
- potrebbe essere introdotto un filtro per visualizzare solo i contenuti riservati
Un sistema pensato per rendere l’esperienza più chiara e organizzata, evitando confusione tra contenuti gratuiti e a pagamento.
Canali a pagamento su Whatsapp: quando arrivano?
La stessa piattaforma ha confermato che gli abbonamenti ai canali sono in fase di sviluppo e verranno distribuiti progressivamente. Il rollout inizierà in alcuni Paesi e solo su determinati canali, per poi essere esteso nel tempo a un pubblico più ampio. Questo significa che la funzione potrebbe non essere subito disponibile in Italia.























