Finto funzionario del Ministero prometteva lavoro nei servizi segreti a Roma in cambio di denaro: arrestato per truffa da 150mila euro

Andrea V. millantava legami con l'Intelligence e il Ministero dell'Interno, promettendo assunzioni in cambio di ingenti somme di denaro

Immagine di archivio

Si fingeva prefetto o vice prefetto o all’occorrenza un semplice funzionario. Un 33enne romano è stato arrestato dalla polizia nel centro di Roma con l’accusa di aver truffato numerose persone promettendo posti di lavoro al Ministero dell’Interno e nei servizi segreti in cambio di soldi, indispensabili per sveltire la pratica.

Andrea V. millantava legami con l’Intelligence e il Ministero dell’Interno, promettendo assunzioni in cambio di ingenti somme di denaro

A finire in manette Andrea V.: si spacciava per un funzionario dell’Intelligence, millantava legami con il Viminale e garantiva corsie preferenziali per entrare nelle forze dell’ordine.

L’arresto è avvenuto a seguito di un controllo sospetto in via Santa Maria in Via, nei pressi di Palazzo Chigi, dove l’uomo è stato trovato in compagnia di tre collaboratori a bordo di un’auto con lampeggiante acceso.

Le indagini sono scattate dopo che la presenza dell’auto con lampeggiante e l’atteggiamento dei quattro uomini hanno suscitato il sospetto degli agenti in servizio nella zona.

Durante il controllo, sono stati rinvenuti badge istituzionali falsificati, una pistola scacciacani e altri dispositivi, tra cui una paletta e tre lampeggianti per auto.

Secondo quanto ricostruito, Andrea V. aveva creato un vero e proprio sistema di raggiro, convincendo i genitori dei giovani di poterli inserire nel Ministero dell’Interno in cambio di somme ingenti. In pochi mesi avrebbe incassato circa 150mila euro.

Si presentava anche come prefetto o vice prefetto

Il 33enne si presentava inizialmente come un alto funzionario, talvolta millantando il ruolo di prefetto o vice prefetto, e prometteva cariche importanti in istituzioni pubbliche. Una volta conquistata la fiducia delle vittime, si spingeva a dichiarare di lavorare nei servizi segreti, alimentando ulteriormente la sua credibilità.

Per rendere le sue offerte ancora più allettanti, Andrea V. si serviva di false credenziali, come tesserini e distintivi istituzionali, che ha falsificato per ingannare le sue vittime.

L’inchiesta, coordinata dalla Digos, ha portato a scoprire che i collaboratori di Andrea V., inizialmente convinti di fare parte di un’operazione legittima, erano anch’essi vittime del raggiro.

La Polizia oltre ai falsi distintivi ha sequestrato il casa del finto funzionario anche una pistola storica da collezione e una stampante utilizzata per la creazione dei tesserini istituzionali.