“Siamo intrappolati in una zona di guerra”: chef di Casal Palocco ad Abu Dhabi, sollecita il rientro dei civili (FOTO)

Droni sulle basi USA e spazio aereo paralizzato: 70mila italiani attendono un segnale chiaro e alla portata di tutti per il rientro dei civili, mentre la guerra infiamma il Golfo

Nella foto zona colpita a un km dalla costa di Abu Dhabi di giorno e di notte, e un razzo caduto nel centro cittadino - canaledieci.it

Il boato che squarcia il silenzio delle tre di notte, il fumo che si alza dalle basi americane e la consapevolezza che anche la costa di Abu Dhabi, affacciata sul Golfo Persico non è più un rifugio sicuro. Mentre il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran entra nel suo quarto giorno, trasformandosi in una polveriera che coinvolge Libano e Bahrein, la priorità assoluta per migliaia di italiani diventa una sola: il rientro. Tra i 70mila italiani bloccati nel Golfo, c’è un giovanissimo chef romano in contatto con canaledieci.it, che ha visto la guerra passare a pochi metri dalla sua finestra e ci chiede di diffondere la voce di chi si sente intrappolato nell’incertezza.

Droni sulle basi USA e spazio aereo paralizzato: 70mila italiani attendono un segnale chiaro e alla portata di tutti per il rientro dei civili, mentre la guerra infiamma il Golfo

Mario (nome di fantasia), uno chef di poco più di 20 anni originario di Casal Palocco, vive e lavora ad Abu Dhabi da diversi mesi. Quella che doveva essere un’esperienza professionale d’eccellenza si è trasformata in un incubo a occhi aperti.

“Abbiamo visto l’attacco”, racconta con la voce ancora scossa. Affacciandosi dal balcone della sua abitazione, ha assistito alle conseguenze dei missili intercettati e dei droni iraniani che si sono abbattuti contro le infrastrutture strategiche. Ad Abu Dhabi il porto di Zayed/Al Mina e la base aerea di Al Dhafra.

 “Un’auto ci ha portato in una zona considerata sicura verso il mare, un viaggio di venti minuti che è sembrato un’eternità. Durante il percorso c’erano le tracce degli attacchi lungo la strada: razzi caduti in centro mentre i missili ci volavano sopra la testa”. 

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Razzo intercettato ad Abu Dhabi durante la fuga dal centro cittadino – canaledieci.it

L’allargamento del conflitto e il caos voli

Le sue parole come di tanti altri connazionali che sono ancora nella regione, risuonano ancora di più nello stomaco, vista la situazione geopolitica che è ulteriormente precipitata nelle ultime ore. L’IDF è penetrato nel Libano meridionale, mentre la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha rivendicato nuovi attacchi contro basi statunitensi in Bahrein.

Nonostante le rassicurazioni iniziali su un’offensiva lampo, le parole del Presidente Trump su un’operazione di 4-5 settimane hanno gelato le speranze di una risoluzione rapida. Per gli italiani nell’area, il rientro è diventato un rebus logistico quasi impossibile da risolvere.

Lo spazio aereo è paralizzato e le opzioni suggerite dai consolati appaiono rischiose: “Ci dicono di andare a Mascate in navetta per poi volare per l’Italia con scali su Doha, ma lì i missili sono stati neutralizzati proprio in queste ore. Preferiamo restare qui che finire bloccati in uno scalo sotto le bombe”, spiega il giovane romano.

Un’evacuazione che tarda a partire

Secondo i dati forniti dal Ministro Tajani, sono oltre 58.000 i connazionali nel Golfo allargato, con punte di 50.000 tra Dubai e Abu Dhabi. Sebbene poco più di 100 italiani siano rientrati ieri a Fiumicino e sia stato organizzato oggi il charter speciale per 200 studenti minorenni, la massa dei residenti e dei lavoratori si sente abbandonata.

Mario descrive messaggi di allerta contraddittori: “Ci scrivevano che la nostra zona era tranquilla, poi poche ore dopo abbiamo assistito a esplosioni a meno di un chilometro dalla costa, a Saadiyat”. La richiesta che arriva da chi è sul campo e chiara: non servono consigli su voli commerciali dai costi folli, ma una vera operazione di Stato per il rientro dei civili.

La richiesta: voli militari e assistenza

“Vorremmo capire perché non sono stati ancora attivati voli cargo o aerei da trasporto militare per portarci via” – incalza lo chef di Casal Palocco.

Chi è riuscito a tornare a Fiumicino lo ha fatto pagando cifre esorbitanti di tasca propria, una via non percorribile per tutti. Con le minacce di Hezbollah che raggiungono anche Cipro e il coinvolgimento diretto del Libano, la sensazione è che il tempo stia per scadere.

La comunità italiana da cui arriva la voce del 20enne romano, chiede che il governo tenda una mano concreta, organizzando un piano di rientro coordinato che metta in sicurezza migliaia di vite prima che la morsa del conflitto si chiuda definitivamente su tutta la regione. “Per favore, fateci tornare a casa” – è l’ultimo accorato appello di Mario.