L’ordinanza è apparsa sul cancello di Via Ignazio Silone la mattina del 29 gennaio 2026, un foglio dell’Ater che ha interrotto bruscamente la quotidianità di uno degli spazi occupati più longevi della Capitale. L’atto comunica ufficialmente l’avvio delle procedure per lo sgombero e lo smaltimento del materiale presente nell’unità immobiliare situata al sesto ponte, concedendo agli occupanti un termine perentorio di trenta giorni per liberare i locali. L’azione, che si inserisce in una sequenza coordinata di interventi nel quadrante sud di Roma, ha innescato una reazione immediata da parte dei movimenti che leggono in questo avviso un attacco frontale a un’esperienza collettiva ventennale.
Dallo sgombero dello ZkSquat all’ultimatum per il Sesto Ponte: la rabbia dei collettivi dopo l’affissione dell’avviso Ater che concede 30 giorni per liberare il centro sociale
La tensione attuale è alimentata dai fatti accaduti pochi giorni fa, prima della notifica in via Silone, con lo sgombero dello ZkSquat a Casal Palocco, che ha rappresentato il primo segnale di una strategia di riacquisizione degli immobili pubblici che sembra non voler concedere spazi di mediazione alle realtà autogestite.
Mentre molti attivisti si trovavano sulla via Cristoforo Colombo per portare solidarietà agli ex occupanti di Ostia e Casal Palocco, i funzionari hanno affisso l’avviso per il sesto ponte. Un tempismo che ha generato un clima di allerta massima, trasformando la frammentazione dei singoli spazi in un unico fronte di resistenza, contro quella che i collettivi definiscono una politica repressiva sistematica.
Blitz a Casal Palocco: fine dello ZK Squat tra sigilli e denunce
Proprio il 29 gennaio scorso, è infatti avvenuta dopo un’occupazione ventennale, l’imponente operazione di sgombero dello ZK Squat, in via Epaminonda 12, che si è conclusa dopo otto ore di presidio serrato.
Il blitz, scattato alle ore 10:00 su ordinanza della Questura, ha visto l’impiego massiccio di Reparto Mobile, Polizia di Stato e Polizia Locale, che all’interno dell’immobile, noto per riunioni politiche e concerti punk legati all’area anarchica, hanno identificato 11 persone (dieci italiani e un cittadino olandese), tutte denunciate per occupazione abusiva. Al termine delle attività, lo stabile è stato riconsegnato ai tecnici della proprietà per la definitiva messa in sicurezza.
L’effetto domino dopo Casal Palocco
Dopo Casal Palocco dunque, sarebbe partito un effetto domino che non lascerebbe spazio ad interpretazioni, e cioè una strategia di riacquisizione degli immobili pubblici che sembra non voler concedere spazi di mediazione alle realtà autogestite.
Una provocazione denunciata
Il quesito che agita il quartiere ora riguarda la natura dell’intervento. Per gli occupanti dell’L38Squat, la presenza delle forze dell’ordine e dei messi dell’ente case popolari non è un semplice passaggio burocratico, ma una provocazione in un territorio segnato da anni di abbandono istituzionale.
La denuncia è netta: si sceglie di investire risorse nello sgombero di un centro sociale attivo invece di intervenire sulla manutenzione degli alloggi popolari, dove gli abitanti convivono quotidianamente con il rischio di incendi e il degrado delle macerie.
Vent’anni di storia collettiva contro un foglio di carta
L’L38Squat non viene vissuto dai suoi frequentatori come un mero “locale Ater”, ma come una casa collettiva dove per oltre due decenni sono stati costruiti legami, cultura e mutualismo.
Nella parole degli attivisti dunque, la minaccia dello sgombero coatto citata nell’avviso del 29 gennaio, colpisce un’esperienza nata e cresciuta tra “incontri, conflitti, gioie e pianti”.
Oggi un post, rivendica il valore umano e politico dello spazio che ha offerto servizi e socialità laddove “le istituzioni sono state assenti”, definendo il provvedimento un atto di “cattiveria” che ignora le passioni e i sogni di chi ha rigenerato il sesto ponte con le proprie mani.
La risposta del territorio: l’appuntamento del 14 febbraio
La reazione all’ultimatum ha invaso immediatamente i canali social, con il gruppo “Laurentino Borgata” a fare da cassa di risonanza per la rabbia degli occupanti. Il linguaggio utilizzato non lascia spazio a compromessi, lanciando un duro attacco contro l’Ater e la classe politica locale.
La mobilitazione è già stata fissata: per il 14 febbraio è stata indetta una manifestazione che partirà alle ore 16 proprio da sotto il sesto ponte occupato. L’obiettivo dichiarato è trasformare la giornata in un momento di lotta per la “vita libera insieme”, cercando di coinvolgere l’intero quartiere per dimostrare che lo spazio non è un vuoto a perdere, ma un presidio di resistenza sociale.
Prospettive di un conflitto imminente in via Silone
Con la pubblicazione dell’avviso intanto, il conto alla rovescia di trenta giorni da parte dell’ATER è iniziato, e scadrà a fine febbraio. Se il materiale all’interno non verrà rimosso entro tale termine, l’Ente proprietario procederà senza ulteriore preavviso allo sgombero forzato.
La vicenda dell’L38Squat si preannuncia ora come un momento di scontro ad alta tensione. Da un lato c’è l’esigenza dell’amministrazione di ripristinare il controllo legale sul patrimonio pubblico; dall’altro c’è una comunità che non intende rinunciare a vent’anni di autogestione, pronta a difendere quello che considera l’unico spazio di libertà rimasto in una borgata devastata dai disservizi.


















